Non c'è che dire...
la vita è una ruota che gira e, fatta una rotazione completa, si ritorna sempre al punto di partenza.
Se oggi sono vittima/testimone delle bizzarrie del capo, poco più di dieci anni fa sono stato testimone/vittima e pure complice dell'incompetenza, dell'ignoranza e del menefreghismo di un'intera generazione: la classe del 1997.
Ognuno potrà obiettare che la sua classe è stata la migliore, la più simpatica, la più sfacciata, la più impertinente.
Ma credo che, leggendo i miei racconti, converrete unanimamente che raramente si raggiunge una "chimica" così complessa e scadente come quella che si generò tra studenti e professori nei miei tre anni di specializzazione dell'istituto tecnico.
La classe era ben assortita:
il secchione campanaro, il testimone di Geova, il pupils, il nano (c'è sempre stato un nano nella mia vita), il contadinone modenese, la coppia di play-boy, il bambinone giocherellone, il duro in miniatura, Piumino smanicato....
Ma anche tra i professori non si scherzava:
la piagnucolosa prof di matematica, il sosia di Prodi, Raggio Lasen (temporaneo sostituto del mitico "Cantante famoso"), l'assistente Tartaglione, Pampers (il prof di diritto), il Filosofo da bar...
Il primo anno iniziò nel mito del professore misterioso. "Cantante famoso" non si sarebbe presentato se non per il secondo quadrimestre e Raggio Lasen lo sostituì per i primi mesi.
Raggio era un supplente inflessibile. Poche parole, pochi sorrisi, sguardo di ghiaccio e profondissimo (da qui l'appellativo Raggio). Peccato per quel Lasen che, a Bologna e provincia, si trasforma prontamente in l'esen (asino, l'animale).
Fatto sta che, quando la classe era irrequieta o faceva casino alle sue spalle, lui si girava di scatto e lanciava il gesso.
Aveva un gran bel lancio, questo è indubbio.
L'assistente Tartaglia faceva le ore di laboratorio della materia di Raggio.
Impossibile assistere a tre ore consecutive con un soggetto che riusciva a dire il suo nome completo in venti minuti.
Per questo motivo si sfruttavano le ore di laboratorio per lo studio scientifico della schedina, la ricopiatura degli esercizi di matematica delle ore precedenti o il recupero delle ore di sonno.
Un giorno mi trovo sotto il banco (avrò la calamita per la sfiga!) la cannuccia di una Bic che perde inchiostro.
Incurante e sovrappensiero mi metto a scrivere sul ripiano del sottobanco un bel "TARTAGLIA DEL CAZZO".
Non che avessi qualcosa contro quell'omuncolo, era troppo insignificante per dargli peso, ma quel giorno mi girava così.
Il fatto è che avevo creato un bel "pataccone" di inchiostro e la situazione era irreversibile.
Nessuno si accorge di niente se non la bidella il giorno dopo. Tartaglia viene avvisato e corre in classe a farci la ramanzina durante una lezione di Raggio.
Parlò Raggio al posto suo, avevamo solo un'ora:
"Noi sappiamo chi è stato..." e nel frattempo vagliava tutti gli sguardi. Sembrava la scena di un film (forse, oggi, Raggio fa il doppiatore di qualche attore famoso).
"E non lo denunceremo alla presidenza.... a patto che non succeda più niente di simile!" Raggio aveva parlato.
Riassumendo, non sapevano chi fosse stato ma volevano provare la "scenetta del duro".
A me era piaciuta.
Nessuno parlò e solo oggi, leggendo queste righe, è saltata fuori la verità... il Tasso aveva colpito ancora.
"Cantante famoso" tornò poco prima di Natale. Ancora non lo conoscevamo se non dai racconti di alcuni ripetenti.
Vederlo dal vivo e per la prima volta fu uno spettacolo.
Pugliese di mezza età ma che dimostrava almeno venti anni in più, era sempre in conflittto tra il trasandato e l'elegante.
Camicie che non coprivano mai l'orrenda panciona (effetto Vito Catozzo), capello con ciuffo ribelle alla Sgarbi prima maniera (di un colore compreso tra il giallo fumo e il castano con ricrescita bianca), cravatte allentate, completi marroni o grigi di una o due taglie in meno.
L'Ingegnere era un cane sciolto che non si faceva piegare dalla rigidità degli orari, dalla sistematicità delle interrogazioni o dei compiti in classe nè, tantomeno, dalla presenza ai consigli di classe con i genitori.
Nei tre anni, questo ragazzo, ci dette moltissime soddisfazioni.
Solitamente avevamo tre ore di prima mattina.
Lui non arrivava mai in orario. MAI!!
Un giorno, passate due ore, ancora non arriva... Ovviamente nessuno si preoccupava di andare ad informarsi in segreteria per sapere se avrebbero mandato un supplente.
Si rimaneva a cazzeggiare per il laboratorio, al bar o in palestra a parlottare con il Filosofo.
Mancavano dieci minuti al suono dell'ultima campanella.
Rientrano tutti di corsa in classe dicendo che il prof. stava arrivando.
Dopo poco si presenta lo sconvoltissimo professore. Abbozza un sorriso e ci dice: "Ragazzi, mi concedete un caffettino?"
Come rifiutare....
Era un mito, quel giorno riuscì a malapena a fare l'appello!
Il prof. poteva anche ammettere un leggero brusio, ma non sopportava i fischi.
Non si è mai capito il motivo (forse aveva un apparato uditivo come quello dei cani e gli davano fastidio le frequenze troppo elevate) e, quando l'abbiamo scoperto, ne abbiamo combinate di tutti i colori.
Fischietti da arbitro per il triplice fischio a fine lezione, pupazzetti rumorosi, fischi insistiti dai banchi delle retrovie.
Un giorno, a causa di un insidioso e fastidioso fischio prolungato per una decina di secondi, venne allontanata dalla classe tutta l'innocente prima fila di banchi.
Non si riuscì più a far nulla, lui si sconvolgeva a tal punto da prolungare la predica per ore e la classe, per nulla innocente, gli dava ragione e qualcuno rincarava la dose proponendo espulsioni o note sul registro.
Un branco di stronzi.
Un'altra cosa che non sopportava e lo mandava in bestia era quella di vedere atteggiamenti affettuosi tra ragazzi (come baci o abbracci) nei corridoi.
Un giorno, durante l'appello, si alzò di scatto e si fiondò nel corridoio.
Blaterava cose incomprensibili a due ragazzi che erano seduti su una panca.
Rientrando in classe ci spiegò che:
".. E' improponibile veder "scopacchiare" nei corridoi.... dove è finita la decenza?..".
Sorprendeva sentir parlare di decenza dall'uomo che il più delle volte aveva un lembo della camicia che usciva dalla patta, fumava in classe (ma sempre con il permesso dei presenti) e che se ne fregava di regole e regolamenti.
Il suo cruccio più grande era quello di dare i voti.
Non avendo materiale sul quale interrogare (era sempre assente o quasi), non riuscendo a preparare i compiti in classe e, forse, non sapendo neppure quale era la sua materia di insegnamento, era improponibile, per lui, esprimere un giudizio.
Verso la fine di ogni quadrimestre, quindi, entrava in classe quasi rassegnato annunciandoci un'interrogazione.
Scattava Piumino smanicato, una specie di chioccia che, caso unico, si permetteva pacche sulle spalle e il "tu" al mitico Cantante famoso.
"Facciamo un giro di voti!"
"Lo sai che non posso, ... mettiti buono che oggi interroghiamo..." rispondeva, tranquillo come mai, il prof.
"NO!! , faccio il giro di voti a matita..." insisteva il ragazzo..
Dopo qualche ulteriore botta e risposta Piumino si metteva al posto del professore, registro alla mano, a fare il famigerato "giro di voti".
In pratica, tra il clamore e gli olè della classe, in rigoroso ordine alfabetico, venivano attribuiti i voti a caso e dalla mano del simpatico birbone.
Non ricordo UN solo compito in classe o UNA interrogazione con quel professore..
Neppure UNA.
Eppure il mio diploma è ancora appeso al muro della camera.
Bardotti o Badalucchi erano le sue offese più comuni nei nostri confronti. Si divertiva di più a trovar termini ricercati e dotti, che a spiegarci i principi tecnici sui quali si basava la sua materia.
Un giorno, già diplomato, mi reco ad un colloquio.
Nel raccontare le mie generalità e i miei studi, salta fuori che ho frequentato lo stesso istituto dell'esaminatore, personaggio abbondantemente oltre la quarantina.
"Allora hai avuto Cantante famoso?"
"Certo.." rispondo con un sorrisino e il volto ricco di complicità..
"Quindi di tecnica, è appurato, non sai proprio nulla!!" mi incalza l'esaminatore.
"Effettivamente, non so molto..." ammetto.
Il colloquio non andò oltre.
Nel mondo reale si fanno molte meno chiacchiere ed imbrogli, per quanto possano risultare divertenti.
Oggi è girata la voce che il caro prof. sia morto.
Ma, da allora, sono già scomparsi non so quanti altri personaggi, come se la nostra presenza nella scuola fosse stato l'unico motivo che li teneva in vita. Poi sono stati visti in centro a far compere. Poi sono morti ancora...
Io prenderei queste informazioni con le molle.
Le solite leggende metropolitane...