Attraverso lo Stargate

Distorsioni dalla provincia

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Utente: taxxo
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ignorante come un banco - sempre alla ricerca del "tempo" - scribacchino impertinente - giornalista giornalaio - attento sbadatello - folle lucido - simpatica canaglia. In una parola: il TASSO

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mercoledì, 10 ottobre 2007

Catturone al Bamboccione!!!

classe
perdonate ma ho SBRAGATO in lunghezza, comunque i ricordi sono ricordi!
 
"..entrai con un diploma in mariuana ed uscii con una laurea in cocaina.."
Johnny Deep alias George Jung in BLOW all'uscita dal primo periodo in carcere.
 
All'età di 12/13 anni ne avevo viste già un bel po':
 
- mi ero spappolato un braccio sul lastricato di piazza san francesco, ero tornato a casa a piedi e avevo atteso che mia nonna si mettesse pure il rossetto prima di chiamare un taxi per accompagnarmi al traumatologico (che non era tanto per la flemma della nonna che usciva sempre e solo quando iniziava ad assomigliare alla Madonna di San Luca, era per il fatto che tra una pennellata e l'altra di phard, non bastasse il dolore di una frattura scomposta, faceva anche la ramanzina) ....
 
- avevo fatto da palo mentre SALVATORE staccava i mirini delle mercedes parcheggiate nelle viuzze del centro e poi le rivendeva a quei tamarri che le attaccavano al bomber (una volta, presi da una certa smania, decidemmo di variare la "raccolta" prelevando gli stemmi di altre case automobilistiche ma, tentando di prelevare un FIAT, ci rimase in mano la maschera dell'intero radiatore di un furgone)...
 
- con ULISSE passavamo una calamita dentro le grate e le buffe di via San Felice per raccattar qualche spicciolo caduto inavvertitamente, poi ci compravamo il gelato da UGO (detta così sembra la storia di un NINO DE RUA... ed in effetti ero sempre in tuta con le toppe sulle ginocchia)
 
- andavo a casa di VALERIO praticamente tutti i giorni. Lui si divertiva ad accendere dei petardi, mettersi alla finestra di camera sua per poi gettare il petardo su una vecchia CINQUECENTO che era parcheggiata nel cortiletto interno del palazzo. La macchina sembrava da rottamare aveva il tettuccio in tela tutto bucato.
Il petardo, dopo decine di prove fallite sul selciato, finiva direttamente all'interno dell'abitacolo ed esplodendo faceva sbuffare un po' di polvere dai tagli del tettuccio! A 10/11 anni un divertimento fori del comune da passarci interi pomeriggi. Io, però, avevo sempre e solo assistito. Gaudente, per carità lo ammetto, ma non avevo mai gettato niente!
Un giorno, non so bene perchè, prendo in mano una scatola di svedesi (la camera di Valerio era così fornita di cerini, accendini, carta vetrata, lanciafiamme,... che il tabaccaio di zona si serviva direttamente da lui) e, in un attimo di invidia pirotecnica, accendo un fiammifero!
Entra la madre di Valerio: "Allora sei tu quello che ha distrutto la macchina dell'Ing. Mercalli con i petardi!!! non ti vergogni? ti sembrano giochi da fare??".
Resto basito!
Suo figlio aveva in camera una vetrinetta con centinaia di petardi di ogni dimensione, una palla di stucco da vetro per cerbottana, quindici zippo da collezione con relative bombolette di benzina per ricarica e una quantità esorbitante di zolfo sotto forma di cerini o similari (al confronto la bomba atomica di Corea ed Iran erano bazzecole) e io, figlio della portinaia con le pezze al culo (o ginocchia, che dir si voglia), colto da un minimo di emulazione, dal basso del mio zolferino annerito, mi becco del Bin Laden????
Per qualche tempo non mi feci vivo.
 
- Sempre a casa VALERIO, dopo che si era sedato quel clima teso, tornai per un pomeriggio di svago.
La novità era il fucile ad aria compressa.
Valerio aveva un super-fucile con un imprecisato numero di colpi al secondo al quale aveva accuratamente annerito il "tappo" rosso in cima alla canna che distingueva la riproduzione giocattolo da un modello bellico originale.
A me, invece, riservava una pistolina a molla che al confronto sembravo Toro Seduto con l'arco contro il Generale Swarzkoff e le sue borbe all'uranio impoverito di OPERAZIONE DESERT STORM.
Il gioco consisteva nel nascondersi dietro le tende della sala per sparare dalla finestra all'interno di alcuni appartamenti di via del Pratello.
Lui si divertiva un mondo a mitragliare contro i lampadari di quelle camerette di studenti che si spaurivano.
Io con la pistola non arrivavo neppure ad intaccare la facciata opposta.
Poi, esauriti un paio di caricatori, scattava la guerra totale globale.
Tutti contro tutti, ... eravamo poi solo io e lui!
Una volta, dopo una raffica paratami su una gamba a bruciapelo, riuscii a sgattaiolare in lavanderia e mi accucciai dietro una porta.
Passa il tempo e non mi viene a cercare nessuno ma inizio a sentire i piedi bagnati.
Cazzo è!!
Mi accorgo che avevo inavvertitamente schiacciato lo spegnimento della lavatrice che aveva scaricato dall'oblò una quantità d'acqua inimmaginabile.
Arrivò sua madre proprio in quel momento: "Sei il solito delinquente...."
Non era il mio momento..
 
E potrei parlarvi di altri mille episodi, di situazioni che mi consentirono di NON AVER PAURA DI NULLA!
Avevo superato la paura per il buio, per i dottori, per gli adulti, per la legge, per TESTA A UOVO (un pupazzino - un uovo con braccia e gambe - che mi impauriva e che scongiuravo non fosse sotto il letto prima di andare a dormire) e pure per il dolore, ma mi restavano due grucci:
 
La scuola SUPERIORE ed i CATTURONI e il SERVIZIO MILITARE.
 
Mio zio aveva dipinto sia l'uno che l'altro come un vero e proprio scoglio, una prova iniziatica per entrare nel mondo dei grandi.
Mi parlava, malignamente divertito, del GIOCO DELLA MONETINA, DEL JUKE BOX, della PUNTURA AL SENO, DELLA DISCIPLINA, del NONNISMO... e io mi impressionavo molto di più che davanti all'ESORCISTA o ad HELLRAISER soprattutto perchè, raccontandomelo, mi faceva LA STECCA con le dita ed io non ne ero capace nè ne capivo il significato.
 
Ed arrivò anche il mio momento "iniziatico".
 
Primo giorno di scuola all' ITIS O. BELLUZZI.
Fatte le classi in aula magna e finite le due ore di "lezione", ci rimandano a casa, tutti diligenti con le nostre INVICTA nuove, la SMEMO e un quadernino già fitto di appunti (che cazzo scrivevamo poi... infatti fu l'unico diario acquistato in 5 anni e da quel giorno, GIURO, non presi più un appunto!!!).
La bidella del primo piano, tale FRANCHINA, però, ci indirizza lungo una rampa e non verso le scale che: "le ho appena lavate...".
In realtà, sbucati fuori dal fabbricato, ci attendevano, di qua e di la dal muricciolo della rampa, un nutrito gruppo di ANZIANI della scuola.
E noi eravamo obbligati a passarci in mezzo.
Volarono un sacco di schiaffi!!
Bell'inizio...
 
Dopo qualche settimana passata in caghina cercando di rendersi più invisibili dell'uomo invisibile, studiando i percorsi meno frequentati per arrivare a prendere la corriera per casa, pregando perchè quel baffo da topo si infoltisse donando un paio di anni in più ad un aspetto troppo acerbo, ormai ero abbastanza sgamato da girare, quantomeno, col naso all'aria quando non incrociavo nessuno.
Ma, mentre percorriamo una stradina secondaria per arrivare alla fermata dell'autobus, terra franca come le chiese per gli hightlander, sbucano dal nulla tre energumeni della 4 F di meccanica.
Tra me e i miei due amici LUME e SKOLA cala il silenzio..
E finisci involontariamente in uno di quei momenti nei quali rimpiangi di non ricordare bene le mosse di OKUTO per far esplodere gli avversari toccandoli nei punti di pressione.
Dopo qualche spintone, qualche insulto verbale, uno dei tre Giganti sbatacchia lo zaino del LUME, lo spinge verso la parete di un palazzo, sfila una moneta da cento lire dalla tasca dei pantaloni ed incita il caro amico a fermarla con la fronte: il terribile GIOCO DELLA MONETINA.
Tre contro uno con io e SKOLA che preferiamo soprassedere e lasciare l'amico al suo ingrato destino di MARTELLO UMANO.
Forse due craniate al muro, prima di riuscire a divincolarsi, il povero LUME riuscì anche a darle, ma la monetina, quella no, non riuscì a fermarla.
 
E il fallimento valse una persecuzione che durò per mesi e che consisteva nel JUKE BOX ad ogni ricreazione.
Ma per quello si offriva volontario lo SKOLA che, su una sediolina messa nel corridoio, canticchiava motivetti a richiesta (anche delle bidelle) tra i presenti che divoravano la loro pizzetta del bar e se la ridevano divertiti.
 
E gli episodi furono milioni: risse di classe tra LONGARESI e CALDERARESI (e noi di Zola che gli cantavamo "Avete solo la nebbia!!!"), fumogeni accesi in aula durante l'ora di lezione da classi rivali, minacce a viso coperto per avere i posti dietro in pullman nelle gite, .... una scuola di vita più che di istruzione culturale.
 
Il militare, invece, non lo feci "optando" per un più modesto servizio civile (per il quale non avevo neppure presentato domanda).
Quindi niente NONNISMO nè PUNTURA AL SENO.
Ricordo solo la visita di leva, i panini merdosi dello spaccio e 200 ragazzini a calare le mutande al dottorino di turno che spesso manco guardava ma che a campione infilava un guanto e faceva chinare l'inconsapevole vittima.
 
Anche li mi andò bene, si vede che avevo già fatto il pieno di sfiga nella mia prima adolescenza.
postato da: taxxo alle ore 09:18 | link | commenti (23)
categorie: racconti, personaggi, various, druidi, itis
martedì, 04 settembre 2007

Che fine hanno fatto Mimì, Gonzalo e Ciro???

neri per caso

Come ho già detto altre volte, non sono un grosso intenditore musicale.
La musica mi piace ascoltarla senza lo sbattimento di selezionarla, ricercarla, comprenderne i generi e i collegamenti tra autori.
Per questo sono uno da motivetto orecchiabile più che da b-side (che se l'autore, il suo produttore, la casa discografica, il gruppo, lo staff e pure la donna delle pulizie della saletta hanno deciso che quel pezzo non conviene inserirlo nell'album - e lo dicono loro che sono professionisti - CHE CAZZO LA MENANO I PRESUNTI INTENDITORI pontificando con ascolti a LOOP e pavoneggiandosi negli abitacoli delle loro utilitarie quando rimpiangi di non esserti portato dietro il lettore MP3??).
 
E il fatto di non essere "schierato" musicalmente, per il solo motivo di non avere nè volgia nè tempo di pensarci, ti rende vittima dei gusti degli altri.
 
Così, quando sei in macchina con ANDREA, ti becchi la selezione SKA, i POGUES o quel nuovo gruppo che fa musica samba con una sezione di cornamuse!
 
Quando sei in macchina dell'ARGONAUTA ti deprimi sulle note della PAUSINI, di BIAGIO ANTONACCI o di LUCA CARBONI...
 
Quando viaggi con il culo raso-suolo sulla PIGNA MOBILE, ascolti le novità della dance con i bassi del SUBWOOFER che ti fanno vibrare anche le viscere...
 
E quando viaggi sulla PUNTO scarcassata del caro BILLO ti toccano le cover punk (da UNA LACRIMA SUL VISO a KNOCKIN ON HEAVENS DOOR) o la novità dei ROCKAPELLA che riproducono, senza stumenti e solo con cori e rumori vocali, il meglio della discografia rock.
 
Ed è prorpio da quest'ultimo ascolto, comunque sia DELIRANTE, che mi sono tornate alla mente un sacco di cose.
 
Prima di tutto ho pensato a WR, un vecchio collega di lavoro.
Eravamo colleghi quando l'ufficio non era ancora dotato della banda larga e disponevamo solamente di una vecchia radio con il sintonizzatore rotto e bloccato su ISORADIO. L'alternativa era l'ascolto delle musicassette... le sue!
E anche lui era un fissato per gruppi misconosciuti e per la musica funcky che, raccontava, andava a ballare al KINKY quando era un pischello.
E il cavallo di battaglia era una cassetta di BOBBY MCFERRIN (quello di DON'T WORRY, BE HAPPY) che apriva TUTTE le sessioni pomeridiane di quegli anni.
Un giorno, casualmente, una calamita fini nei pressi delle cassette a nastro....
 
Poi mi è venuto in mente RINALDANA JONES, un vecchio compagno delle superiori che faceva il batterista in un gruppetto del suo quartiere. Passava TUTTA LA GIORNATA a picchiarsi le mani sulle ginocchia, a picchiettare con la matita sul banco, a "bongare" su tutto ciò che poteva avere una sorta di risonanza sonora.... e, in tutto questo delirio, ogni tanto proponeva un giochino.
Ci mettevamo in cerchio io, lui ed un altro desperados e si partiva in questo modo: uno iniziava un'infinita nenia alternando ZINCO / PIOMBO e cercando di mantenere l'alternanza ad un ritmo prestabilito... un altro diceva TU RUMPU U CUL inserendosi al momento giusto del mantra metallurgico e proseguendo secondo un'altra cadenza e l'ultimo, solitamente il RINALDANA, che alternava il solito battimani da batterista con le parole di una canzoncina che variava a seconda dell'effetto complessivo.
Tre esauriti, non c'è dubbio...
 
Ma qualche anno dopo, con l'unica variante del battersi il tempo sul petto e di vestirsi col lupetto nero anche a luglio, nascono i NERI PER CASO.
Questi iniziano a fare i soldi alla faccia nostra che ci beccavamo solo insulti e compassione.
Erano uno strambo gruppetto che cavalcava la moda dei gruppi lanciata da SPICE GIRL e TAKE THAT (in Italia emulati dai pietosi RAGAZZI ITALIANI) ma che non presentava nè il BELLONE nè il SEX SIMBOL.
I NERI PER CASO erano la summa della mediterraneità pre-Costantino: tarchiatelli, capello corto, non troppo curati (Gonzalo ricorda vagamente il LERCH della famiglia ADDAMS) e per questo molto comuni.
Bastano i nomi (Mimì, Ciro, Gonzalo, Mario, Diego, Massimo) a trasmettere simpatia... e l'inizio è devastante.
 
Con i loro TICHITI TICHITI mentre CIRO fa BUM BUM BUM e MIMI' sfodera la calda vocetta, acchiappano il pubblico e la critica e riescono ad arrivare anche a San Remo.
E pubblicano pure un paio di album.. ma è chiaro che quel genere non può aver grosso seguito nè futuro.
La melodia è vuota, manca qualcosa... un qualche strumento... un riempitivo.
Ma loro non si evolvono e spariscono dalle scene e oggi ce li ricordiamo per le parodie dei FICHI D'INDIA.
 
Ed in tempi di riciclaggio sfrenato, dove tutto torna di moda, perchè non rilanciare anche il complessino di ZINCO PIOMBO riprendendosi il successo scippato da MIMI' e CIRO??
quasi quasi faccio una telefonata...
postato da: taxxo alle ore 11:14 | link | commenti (16)
categorie: racconti, personaggi, various, itis
lunedì, 04 settembre 2006

Cantante famoso

ITIS
Non c'è che dire...
la vita è una ruota che gira e, fatta una rotazione completa, si ritorna sempre al punto di partenza.
Se oggi sono vittima/testimone delle bizzarrie del capo, poco più di dieci anni fa sono stato testimone/vittima e pure complice dell'incompetenza, dell'ignoranza e del menefreghismo di un'intera generazione: la classe del 1997.
 
Ognuno potrà obiettare che la sua classe è stata la migliore, la più simpatica, la più sfacciata, la più impertinente.
Ma credo che, leggendo i miei racconti, converrete unanimamente che raramente si raggiunge una "chimica" così complessa e scadente come quella che si generò tra studenti e professori nei miei tre anni di specializzazione dell'istituto tecnico.
 
La classe era ben assortita:
il secchione campanaro, il testimone di Geova, il pupils, il nano (c'è sempre stato un nano nella mia vita), il contadinone modenese, la coppia di play-boy, il bambinone giocherellone, il duro in miniatura, Piumino smanicato....
 
Ma anche tra i professori non si scherzava:
la piagnucolosa prof di matematica, il sosia di Prodi, Raggio Lasen (temporaneo sostituto del mitico "Cantante famoso"), l'assistente Tartaglione, Pampers (il prof di diritto), il Filosofo da bar...
 
Il primo anno iniziò nel mito del professore misterioso. "Cantante famoso" non si sarebbe presentato se non per il secondo quadrimestre e Raggio Lasen lo sostituì per i primi mesi.
Raggio era un supplente inflessibile. Poche parole, pochi sorrisi, sguardo di ghiaccio e profondissimo (da qui l'appellativo Raggio). Peccato per quel Lasen che, a Bologna e provincia, si trasforma prontamente in l'esen (asino, l'animale).
Fatto sta che, quando la classe era irrequieta o faceva casino alle sue spalle, lui si girava di scatto e lanciava il gesso.
Aveva un gran bel lancio, questo è indubbio.
L'assistente Tartaglia faceva le ore di laboratorio della materia di Raggio.
Impossibile assistere a tre ore consecutive con un soggetto che riusciva a dire il suo nome completo in venti minuti.
Per questo motivo si sfruttavano le ore di laboratorio per lo studio scientifico della schedina, la ricopiatura degli esercizi di matematica delle ore precedenti o il recupero delle ore di sonno.
 
Un giorno mi trovo sotto il banco (avrò la calamita per la sfiga!) la cannuccia di una Bic che perde inchiostro.
Incurante e sovrappensiero mi metto a scrivere sul ripiano del sottobanco un bel "TARTAGLIA DEL CAZZO".
Non che avessi qualcosa contro quell'omuncolo, era troppo insignificante per dargli peso, ma quel giorno mi girava così.
Il fatto è che avevo creato un bel "pataccone" di inchiostro e la situazione era irreversibile.
Nessuno si accorge di niente se non la bidella il giorno dopo. Tartaglia viene avvisato e corre in classe a farci la ramanzina durante una lezione di Raggio.
Parlò Raggio al posto suo, avevamo solo un'ora:
"Noi sappiamo chi è stato..." e nel frattempo vagliava tutti gli sguardi. Sembrava la scena di un film (forse, oggi, Raggio fa il doppiatore di qualche attore famoso).
"E non lo denunceremo alla presidenza.... a patto che non succeda più niente di simile!" Raggio aveva parlato.
Riassumendo, non sapevano chi fosse stato ma volevano provare la "scenetta del duro".
A me era piaciuta.
Nessuno parlò e solo oggi, leggendo queste righe, è saltata fuori la verità... il Tasso aveva colpito ancora.
 
"Cantante famoso" tornò poco prima di Natale. Ancora non lo conoscevamo se non dai racconti di alcuni ripetenti.
Vederlo dal vivo e per la prima volta fu uno spettacolo.
Pugliese di mezza età ma che dimostrava almeno venti anni in più, era sempre in conflittto tra il trasandato e l'elegante.
Camicie che non coprivano mai l'orrenda panciona (effetto Vito Catozzo), capello con ciuffo ribelle alla Sgarbi prima maniera (di un colore compreso tra il giallo fumo e il castano con ricrescita bianca), cravatte allentate, completi marroni o grigi di una o due taglie in meno.
L'Ingegnere era un cane sciolto che non si faceva piegare dalla rigidità degli orari, dalla sistematicità delle interrogazioni o dei compiti in classe nè, tantomeno, dalla presenza ai consigli di classe con i genitori.
Nei tre anni, questo ragazzo, ci dette moltissime soddisfazioni.
 
Solitamente avevamo tre ore di prima mattina.
Lui non arrivava mai in orario. MAI!!
Un giorno, passate due ore, ancora non arriva... Ovviamente nessuno si preoccupava di andare ad informarsi in segreteria per sapere se avrebbero mandato un supplente.
Si rimaneva a cazzeggiare per il laboratorio, al bar o in palestra a parlottare con il Filosofo.
Mancavano dieci minuti al suono dell'ultima campanella.
Rientrano tutti di corsa in classe dicendo che il prof. stava arrivando.
Dopo poco si presenta lo sconvoltissimo professore. Abbozza un sorriso e ci dice: "Ragazzi, mi concedete un caffettino?"
Come rifiutare....
Era un mito, quel giorno riuscì a malapena a fare l'appello!
 
Il prof. poteva anche ammettere un leggero brusio, ma non sopportava i fischi.
Non si è mai capito il motivo (forse aveva un apparato uditivo come quello dei cani e gli davano fastidio le frequenze troppo elevate) e, quando l'abbiamo scoperto, ne abbiamo combinate di tutti i colori.
Fischietti da arbitro per il triplice fischio a fine lezione, pupazzetti rumorosi, fischi insistiti dai banchi delle retrovie.
Un giorno, a causa di un insidioso e fastidioso fischio prolungato per una decina di secondi, venne allontanata dalla classe tutta l'innocente prima fila di banchi.
Non si riuscì più a far nulla, lui si sconvolgeva a tal punto da prolungare la predica per ore e la classe, per nulla innocente, gli dava ragione e qualcuno rincarava la dose proponendo espulsioni o note sul registro.
Un branco di stronzi.
 
Un'altra cosa che non sopportava e lo mandava in bestia era quella di vedere atteggiamenti affettuosi tra ragazzi (come baci o abbracci) nei corridoi.
Un giorno, durante l'appello, si alzò di scatto e si fiondò nel corridoio.
Blaterava cose incomprensibili a due ragazzi che erano seduti su una panca.
Rientrando in classe ci spiegò che:
".. E' improponibile veder "scopacchiare" nei corridoi.... dove è finita la decenza?..".
Sorprendeva sentir parlare di decenza dall'uomo che il più delle volte aveva un lembo della camicia che usciva dalla patta, fumava in classe (ma sempre con il permesso dei presenti) e che se ne fregava di regole e regolamenti.
 
Il suo cruccio più grande era quello di dare i voti.
Non avendo materiale sul quale interrogare (era sempre assente o quasi), non riuscendo a preparare i compiti in classe e, forse, non sapendo neppure quale era la sua materia di insegnamento, era improponibile, per lui, esprimere un giudizio.
Verso la fine di ogni quadrimestre, quindi, entrava in classe quasi rassegnato annunciandoci un'interrogazione.
Scattava Piumino smanicato, una specie di chioccia che, caso unico, si permetteva pacche sulle spalle e il "tu" al mitico Cantante famoso.
"Facciamo un giro di voti!"
"Lo sai che non posso, ... mettiti buono che oggi interroghiamo..." rispondeva, tranquillo come mai, il prof.
"NO!! , faccio il giro di voti a matita..." insisteva il ragazzo..
Dopo qualche ulteriore botta e risposta Piumino si metteva al posto del professore, registro alla mano, a fare il famigerato "giro di voti".
In pratica, tra il clamore e gli olè della classe, in rigoroso ordine alfabetico, venivano attribuiti i voti a caso e dalla mano del simpatico birbone.
Non ricordo UN solo compito in classe o UNA interrogazione con quel professore..
Neppure UNA.
Eppure il mio diploma è ancora appeso al muro della camera.
 
Bardotti o Badalucchi erano le sue offese più comuni nei nostri confronti. Si divertiva di più a trovar termini ricercati e dotti, che a spiegarci i principi tecnici sui quali si basava la sua materia.
 
Un giorno, già diplomato, mi reco ad un colloquio.
Nel raccontare le mie generalità e i miei studi, salta fuori che ho frequentato lo stesso istituto dell'esaminatore, personaggio abbondantemente oltre la quarantina.
"Allora hai avuto Cantante famoso?"
"Certo.." rispondo con un sorrisino e il volto ricco di complicità..
"Quindi di tecnica, è appurato, non sai proprio nulla!!" mi incalza l'esaminatore.
"Effettivamente, non so molto..." ammetto.
Il colloquio non andò oltre.
Nel mondo reale si fanno molte meno chiacchiere ed imbrogli, per quanto possano risultare divertenti.
 
Oggi è girata la voce che il caro prof. sia morto.
Ma, da allora, sono già scomparsi non so quanti altri personaggi, come se la nostra presenza nella scuola fosse stato l'unico motivo che li teneva in vita. Poi sono stati visti in centro a far compere. Poi sono morti ancora...
Io prenderei queste informazioni con le molle.
Le solite leggende metropolitane...
postato da: taxxo alle ore 12:02 | link | commenti
categorie: itis