
perdonate ma ho SBRAGATO in lunghezza, comunque i ricordi sono ricordi!
"..entrai con un diploma in mariuana ed uscii con una laurea in cocaina.."
Johnny Deep alias George Jung in BLOW all'uscita dal primo periodo in carcere.
All'età di 12/13 anni ne avevo viste già un bel po':
- mi ero spappolato un braccio sul lastricato di piazza san francesco, ero tornato a casa a piedi e avevo atteso che mia nonna si mettesse pure il rossetto prima di chiamare un taxi per accompagnarmi al traumatologico (che non era tanto per la flemma della nonna che usciva sempre e solo quando iniziava ad assomigliare alla Madonna di San Luca, era per il fatto che tra una pennellata e l'altra di phard, non bastasse il dolore di una frattura scomposta, faceva anche la ramanzina) ....
- avevo fatto da palo mentre SALVATORE staccava i mirini delle mercedes parcheggiate nelle viuzze del centro e poi le rivendeva a quei tamarri che le attaccavano al bomber (una volta, presi da una certa smania, decidemmo di variare la "raccolta" prelevando gli stemmi di altre case automobilistiche ma, tentando di prelevare un FIAT, ci rimase in mano la maschera dell'intero radiatore di un furgone)...
- con ULISSE passavamo una calamita dentro le grate e le buffe di via San Felice per raccattar qualche spicciolo caduto inavvertitamente, poi ci compravamo il gelato da UGO (detta così sembra la storia di un NINO DE RUA... ed in effetti ero sempre in tuta con le toppe sulle ginocchia)
- andavo a casa di VALERIO praticamente tutti i giorni. Lui si divertiva ad accendere dei petardi, mettersi alla finestra di camera sua per poi gettare il petardo su una vecchia CINQUECENTO che era parcheggiata nel cortiletto interno del palazzo. La macchina sembrava da rottamare aveva il tettuccio in tela tutto bucato.
Il petardo, dopo decine di prove fallite sul selciato, finiva direttamente all'interno dell'abitacolo ed esplodendo faceva sbuffare un po' di polvere dai tagli del tettuccio! A 10/11 anni un divertimento fori del comune da passarci interi pomeriggi. Io, però, avevo sempre e solo assistito. Gaudente, per carità lo ammetto, ma non avevo mai gettato niente!
Un giorno, non so bene perchè, prendo in mano una scatola di svedesi (la camera di Valerio era così fornita di cerini, accendini, carta vetrata, lanciafiamme,... che il tabaccaio di zona si serviva direttamente da lui) e, in un attimo di invidia pirotecnica, accendo un fiammifero!
Entra la madre di Valerio: "Allora sei tu quello che ha distrutto la macchina dell'Ing. Mercalli con i petardi!!! non ti vergogni? ti sembrano giochi da fare??".
Resto basito!
Suo figlio aveva in camera una vetrinetta con centinaia di petardi di ogni dimensione, una palla di stucco da vetro per cerbottana, quindici zippo da collezione con relative bombolette di benzina per ricarica e una quantità esorbitante di zolfo sotto forma di cerini o similari (al confronto la bomba atomica di Corea ed Iran erano bazzecole) e io, figlio della portinaia con le pezze al culo (o ginocchia, che dir si voglia), colto da un minimo di emulazione, dal basso del mio zolferino annerito, mi becco del Bin Laden????
Per qualche tempo non mi feci vivo.
- Sempre a casa VALERIO, dopo che si era sedato quel clima teso, tornai per un pomeriggio di svago.
La novità era il fucile ad aria compressa.
Valerio aveva un super-fucile con un imprecisato numero di colpi al secondo al quale aveva accuratamente annerito il "tappo" rosso in cima alla canna che distingueva la riproduzione giocattolo da un modello bellico originale.
A me, invece, riservava una pistolina a molla che al confronto sembravo Toro Seduto con l'arco contro il Generale Swarzkoff e le sue borbe all'uranio impoverito di OPERAZIONE DESERT STORM.
Il gioco consisteva nel nascondersi dietro le tende della sala per sparare dalla finestra all'interno di alcuni appartamenti di via del Pratello.
Lui si divertiva un mondo a mitragliare contro i lampadari di quelle camerette di studenti che si spaurivano.
Io con la pistola non arrivavo neppure ad intaccare la facciata opposta.
Poi, esauriti un paio di caricatori, scattava la guerra totale globale.
Tutti contro tutti, ... eravamo poi solo io e lui!
Una volta, dopo una raffica paratami su una gamba a bruciapelo, riuscii a sgattaiolare in lavanderia e mi accucciai dietro una porta.
Passa il tempo e non mi viene a cercare nessuno ma inizio a sentire i piedi bagnati.
Cazzo è!!
Mi accorgo che avevo inavvertitamente schiacciato lo spegnimento della lavatrice che aveva scaricato dall'oblò una quantità d'acqua inimmaginabile.
Arrivò sua madre proprio in quel momento: "Sei il solito delinquente...."
Non era il mio momento..
E potrei parlarvi di altri mille episodi, di situazioni che mi consentirono di NON AVER PAURA DI NULLA!
Avevo superato la paura per il buio, per i dottori, per gli adulti, per la legge, per TESTA A UOVO (un pupazzino - un uovo con braccia e gambe - che mi impauriva e che scongiuravo non fosse sotto il letto prima di andare a dormire) e pure per il dolore, ma mi restavano due grucci:
La scuola SUPERIORE ed i CATTURONI e il SERVIZIO MILITARE.
Mio zio aveva dipinto sia l'uno che l'altro come un vero e proprio scoglio, una prova iniziatica per entrare nel mondo dei grandi.
Mi parlava, malignamente divertito, del GIOCO DELLA MONETINA, DEL JUKE BOX, della PUNTURA AL SENO, DELLA DISCIPLINA, del NONNISMO... e io mi impressionavo molto di più che davanti all'ESORCISTA o ad HELLRAISER soprattutto perchè, raccontandomelo, mi faceva LA STECCA con le dita ed io non ne ero capace nè ne capivo il significato.
Ed arrivò anche il mio momento "iniziatico".
Primo giorno di scuola all' ITIS O. BELLUZZI.
Fatte le classi in aula magna e finite le due ore di "lezione", ci rimandano a casa, tutti diligenti con le nostre INVICTA nuove, la SMEMO e un quadernino già fitto di appunti (che cazzo scrivevamo poi... infatti fu l'unico diario acquistato in 5 anni e da quel giorno, GIURO, non presi più un appunto!!!).
La bidella del primo piano, tale FRANCHINA, però, ci indirizza lungo una rampa e non verso le scale che: "le ho appena lavate...".
In realtà, sbucati fuori dal fabbricato, ci attendevano, di qua e di la dal muricciolo della rampa, un nutrito gruppo di ANZIANI della scuola.
E noi eravamo obbligati a passarci in mezzo.
Volarono un sacco di schiaffi!!
Bell'inizio...
Dopo qualche settimana passata in caghina cercando di rendersi più invisibili dell'uomo invisibile, studiando i percorsi meno frequentati per arrivare a prendere la corriera per casa, pregando perchè quel baffo da topo si infoltisse donando un paio di anni in più ad un aspetto troppo acerbo, ormai ero abbastanza sgamato da girare, quantomeno, col naso all'aria quando non incrociavo nessuno.
Ma, mentre percorriamo una stradina secondaria per arrivare alla fermata dell'autobus, terra franca come le chiese per gli hightlander, sbucano dal nulla tre energumeni della 4 F di meccanica.
Tra me e i miei due amici LUME e SKOLA cala il silenzio..
E finisci involontariamente in uno di quei momenti nei quali rimpiangi di non ricordare bene le mosse di OKUTO per far esplodere gli avversari toccandoli nei punti di pressione.
Dopo qualche spintone, qualche insulto verbale, uno dei tre Giganti sbatacchia lo zaino del LUME, lo spinge verso la parete di un palazzo, sfila una moneta da cento lire dalla tasca dei pantaloni ed incita il caro amico a fermarla con la fronte: il terribile GIOCO DELLA MONETINA.
Tre contro uno con io e SKOLA che preferiamo soprassedere e lasciare l'amico al suo ingrato destino di MARTELLO UMANO.
Forse due craniate al muro, prima di riuscire a divincolarsi, il povero LUME riuscì anche a darle, ma la monetina, quella no, non riuscì a fermarla.
E il fallimento valse una persecuzione che durò per mesi e che consisteva nel JUKE BOX ad ogni ricreazione.
Ma per quello si offriva volontario lo SKOLA che, su una sediolina messa nel corridoio, canticchiava motivetti a richiesta (anche delle bidelle) tra i presenti che divoravano la loro pizzetta del bar e se la ridevano divertiti.
E gli episodi furono milioni: risse di classe tra LONGARESI e CALDERARESI (e noi di Zola che gli cantavamo "Avete solo la nebbia!!!"), fumogeni accesi in aula durante l'ora di lezione da classi rivali, minacce a viso coperto per avere i posti dietro in pullman nelle gite, .... una scuola di vita più che di istruzione culturale.
Il militare, invece, non lo feci "optando" per un più modesto servizio civile (per il quale non avevo neppure presentato domanda).
Quindi niente NONNISMO nè PUNTURA AL SENO.
Ricordo solo la visita di leva, i panini merdosi dello spaccio e 200 ragazzini a calare le mutande al dottorino di turno che spesso manco guardava ma che a campione infilava un guanto e faceva chinare l'inconsapevole vittima.
Anche li mi andò bene, si vede che avevo già fatto il pieno di sfiga nella mia prima adolescenza.