Attraverso lo Stargate

Distorsioni dalla provincia

Chi sono

Utente: taxxo
Nome: Tasso
ignorante come un banco - sempre alla ricerca del "tempo" - scribacchino impertinente - giornalista giornalaio - attento sbadatello - folle lucido - simpatica canaglia. In una parola: il TASSO

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 10 ottobre 2007

Catturone al Bamboccione!!!

classe
perdonate ma ho SBRAGATO in lunghezza, comunque i ricordi sono ricordi!
 
"..entrai con un diploma in mariuana ed uscii con una laurea in cocaina.."
Johnny Deep alias George Jung in BLOW all'uscita dal primo periodo in carcere.
 
All'età di 12/13 anni ne avevo viste già un bel po':
 
- mi ero spappolato un braccio sul lastricato di piazza san francesco, ero tornato a casa a piedi e avevo atteso che mia nonna si mettesse pure il rossetto prima di chiamare un taxi per accompagnarmi al traumatologico (che non era tanto per la flemma della nonna che usciva sempre e solo quando iniziava ad assomigliare alla Madonna di San Luca, era per il fatto che tra una pennellata e l'altra di phard, non bastasse il dolore di una frattura scomposta, faceva anche la ramanzina) ....
 
- avevo fatto da palo mentre SALVATORE staccava i mirini delle mercedes parcheggiate nelle viuzze del centro e poi le rivendeva a quei tamarri che le attaccavano al bomber (una volta, presi da una certa smania, decidemmo di variare la "raccolta" prelevando gli stemmi di altre case automobilistiche ma, tentando di prelevare un FIAT, ci rimase in mano la maschera dell'intero radiatore di un furgone)...
 
- con ULISSE passavamo una calamita dentro le grate e le buffe di via San Felice per raccattar qualche spicciolo caduto inavvertitamente, poi ci compravamo il gelato da UGO (detta così sembra la storia di un NINO DE RUA... ed in effetti ero sempre in tuta con le toppe sulle ginocchia)
 
- andavo a casa di VALERIO praticamente tutti i giorni. Lui si divertiva ad accendere dei petardi, mettersi alla finestra di camera sua per poi gettare il petardo su una vecchia CINQUECENTO che era parcheggiata nel cortiletto interno del palazzo. La macchina sembrava da rottamare aveva il tettuccio in tela tutto bucato.
Il petardo, dopo decine di prove fallite sul selciato, finiva direttamente all'interno dell'abitacolo ed esplodendo faceva sbuffare un po' di polvere dai tagli del tettuccio! A 10/11 anni un divertimento fori del comune da passarci interi pomeriggi. Io, però, avevo sempre e solo assistito. Gaudente, per carità lo ammetto, ma non avevo mai gettato niente!
Un giorno, non so bene perchè, prendo in mano una scatola di svedesi (la camera di Valerio era così fornita di cerini, accendini, carta vetrata, lanciafiamme,... che il tabaccaio di zona si serviva direttamente da lui) e, in un attimo di invidia pirotecnica, accendo un fiammifero!
Entra la madre di Valerio: "Allora sei tu quello che ha distrutto la macchina dell'Ing. Mercalli con i petardi!!! non ti vergogni? ti sembrano giochi da fare??".
Resto basito!
Suo figlio aveva in camera una vetrinetta con centinaia di petardi di ogni dimensione, una palla di stucco da vetro per cerbottana, quindici zippo da collezione con relative bombolette di benzina per ricarica e una quantità esorbitante di zolfo sotto forma di cerini o similari (al confronto la bomba atomica di Corea ed Iran erano bazzecole) e io, figlio della portinaia con le pezze al culo (o ginocchia, che dir si voglia), colto da un minimo di emulazione, dal basso del mio zolferino annerito, mi becco del Bin Laden????
Per qualche tempo non mi feci vivo.
 
- Sempre a casa VALERIO, dopo che si era sedato quel clima teso, tornai per un pomeriggio di svago.
La novità era il fucile ad aria compressa.
Valerio aveva un super-fucile con un imprecisato numero di colpi al secondo al quale aveva accuratamente annerito il "tappo" rosso in cima alla canna che distingueva la riproduzione giocattolo da un modello bellico originale.
A me, invece, riservava una pistolina a molla che al confronto sembravo Toro Seduto con l'arco contro il Generale Swarzkoff e le sue borbe all'uranio impoverito di OPERAZIONE DESERT STORM.
Il gioco consisteva nel nascondersi dietro le tende della sala per sparare dalla finestra all'interno di alcuni appartamenti di via del Pratello.
Lui si divertiva un mondo a mitragliare contro i lampadari di quelle camerette di studenti che si spaurivano.
Io con la pistola non arrivavo neppure ad intaccare la facciata opposta.
Poi, esauriti un paio di caricatori, scattava la guerra totale globale.
Tutti contro tutti, ... eravamo poi solo io e lui!
Una volta, dopo una raffica paratami su una gamba a bruciapelo, riuscii a sgattaiolare in lavanderia e mi accucciai dietro una porta.
Passa il tempo e non mi viene a cercare nessuno ma inizio a sentire i piedi bagnati.
Cazzo è!!
Mi accorgo che avevo inavvertitamente schiacciato lo spegnimento della lavatrice che aveva scaricato dall'oblò una quantità d'acqua inimmaginabile.
Arrivò sua madre proprio in quel momento: "Sei il solito delinquente...."
Non era il mio momento..
 
E potrei parlarvi di altri mille episodi, di situazioni che mi consentirono di NON AVER PAURA DI NULLA!
Avevo superato la paura per il buio, per i dottori, per gli adulti, per la legge, per TESTA A UOVO (un pupazzino - un uovo con braccia e gambe - che mi impauriva e che scongiuravo non fosse sotto il letto prima di andare a dormire) e pure per il dolore, ma mi restavano due grucci:
 
La scuola SUPERIORE ed i CATTURONI e il SERVIZIO MILITARE.
 
Mio zio aveva dipinto sia l'uno che l'altro come un vero e proprio scoglio, una prova iniziatica per entrare nel mondo dei grandi.
Mi parlava, malignamente divertito, del GIOCO DELLA MONETINA, DEL JUKE BOX, della PUNTURA AL SENO, DELLA DISCIPLINA, del NONNISMO... e io mi impressionavo molto di più che davanti all'ESORCISTA o ad HELLRAISER soprattutto perchè, raccontandomelo, mi faceva LA STECCA con le dita ed io non ne ero capace nè ne capivo il significato.
 
Ed arrivò anche il mio momento "iniziatico".
 
Primo giorno di scuola all' ITIS O. BELLUZZI.
Fatte le classi in aula magna e finite le due ore di "lezione", ci rimandano a casa, tutti diligenti con le nostre INVICTA nuove, la SMEMO e un quadernino già fitto di appunti (che cazzo scrivevamo poi... infatti fu l'unico diario acquistato in 5 anni e da quel giorno, GIURO, non presi più un appunto!!!).
La bidella del primo piano, tale FRANCHINA, però, ci indirizza lungo una rampa e non verso le scale che: "le ho appena lavate...".
In realtà, sbucati fuori dal fabbricato, ci attendevano, di qua e di la dal muricciolo della rampa, un nutrito gruppo di ANZIANI della scuola.
E noi eravamo obbligati a passarci in mezzo.
Volarono un sacco di schiaffi!!
Bell'inizio...
 
Dopo qualche settimana passata in caghina cercando di rendersi più invisibili dell'uomo invisibile, studiando i percorsi meno frequentati per arrivare a prendere la corriera per casa, pregando perchè quel baffo da topo si infoltisse donando un paio di anni in più ad un aspetto troppo acerbo, ormai ero abbastanza sgamato da girare, quantomeno, col naso all'aria quando non incrociavo nessuno.
Ma, mentre percorriamo una stradina secondaria per arrivare alla fermata dell'autobus, terra franca come le chiese per gli hightlander, sbucano dal nulla tre energumeni della 4 F di meccanica.
Tra me e i miei due amici LUME e SKOLA cala il silenzio..
E finisci involontariamente in uno di quei momenti nei quali rimpiangi di non ricordare bene le mosse di OKUTO per far esplodere gli avversari toccandoli nei punti di pressione.
Dopo qualche spintone, qualche insulto verbale, uno dei tre Giganti sbatacchia lo zaino del LUME, lo spinge verso la parete di un palazzo, sfila una moneta da cento lire dalla tasca dei pantaloni ed incita il caro amico a fermarla con la fronte: il terribile GIOCO DELLA MONETINA.
Tre contro uno con io e SKOLA che preferiamo soprassedere e lasciare l'amico al suo ingrato destino di MARTELLO UMANO.
Forse due craniate al muro, prima di riuscire a divincolarsi, il povero LUME riuscì anche a darle, ma la monetina, quella no, non riuscì a fermarla.
 
E il fallimento valse una persecuzione che durò per mesi e che consisteva nel JUKE BOX ad ogni ricreazione.
Ma per quello si offriva volontario lo SKOLA che, su una sediolina messa nel corridoio, canticchiava motivetti a richiesta (anche delle bidelle) tra i presenti che divoravano la loro pizzetta del bar e se la ridevano divertiti.
 
E gli episodi furono milioni: risse di classe tra LONGARESI e CALDERARESI (e noi di Zola che gli cantavamo "Avete solo la nebbia!!!"), fumogeni accesi in aula durante l'ora di lezione da classi rivali, minacce a viso coperto per avere i posti dietro in pullman nelle gite, .... una scuola di vita più che di istruzione culturale.
 
Il militare, invece, non lo feci "optando" per un più modesto servizio civile (per il quale non avevo neppure presentato domanda).
Quindi niente NONNISMO nè PUNTURA AL SENO.
Ricordo solo la visita di leva, i panini merdosi dello spaccio e 200 ragazzini a calare le mutande al dottorino di turno che spesso manco guardava ma che a campione infilava un guanto e faceva chinare l'inconsapevole vittima.
 
Anche li mi andò bene, si vede che avevo già fatto il pieno di sfiga nella mia prima adolescenza.
postato da: taxxo alle ore 09:18 | link | commenti (23)
categorie: racconti, personaggi, various, druidi, itis
lunedì, 09 ottobre 2006

Tasso in Love..

 
 
Sono stato brutalmente accusato di essere un donnaiolo scatenato, il delfino del Ciucio, il braccio destro dell'Argonauta.
Una specie di Ricardino sex-machine ancora più sex-machine.
"SEI COME TUTTI GLI ALTRI.." mi hanno apostrofato...
In realtà sono solo uno sfigato.
Ma molto originale!!
 
Le mie avventure iniziarono alle scuole medie.
Durante le elementari ero molto più interessato dal rotolarmi nel fango e dal partecipare alla gara di sputi che dall'accarezzare le treccine della compagna di banco (tale Elisa e ci odiavamo).
Alle medie ero un tipetto abbastanza anonimo, defilato e timidino. Piacevo più alle mamme che alle figlie.
Stefania era una spilungona secca e senza forme.
Io mi divertivo a infastidirla tirandole l'elastico del reggiseno (cosa reggeva poi?) per poi mollarlo in un dolorosissimo schiocco... e lei impazziva.
Un giorno mi arriva un bigliettino durante la lezione di tecnica: "CI METTIAMO INSIEME? STEFY".
Sono molto imbarazzato, ma c'è la lezione di ginnastica e mi passa subito dalla mente.
Passano i giorni senza che dia una risposta e scopro che si era messa con un altro Matteo della 3°F.
Pace... continuai comunque a farla impazzire con l'elastico.
 
Sempre in quegli anni ricevetti un pacchettino anonimo per natale.
Lo scartai con foga e mi ritrovai per le mani un portachiavi con Burt Simpson sullo skateboard.
Mi girai a destra e sinistra finchè non incrociai lo sguardo sorridente di Angela.
Molto dolce, indubbiamente, ma i suoi baffi potevano esser scambiati per morbide treccine..
Nisba anche con questa!
 
Per tutte le superiori all'istituto (quello per malati di mente) non si vide il becco di una donna neanche a spremere.
Erano gli anni dei Druidi e l'attività di corteggiamento non era inserita nello statuto del gruppo.
Il sabato raggiungevamo la gelateria K2 per sederci a rimirare il passeggio Zolese.
Tra un litigio con Piretto (fan dell'inter che non ammetteva fosse detto in giro), un'erudita lezione di Bidi (vi porto io da una giusta... vi mettete li e la fate lavorare - "Chiudi gli occhi e sogna" sarà l'unica parola d'ordine) e un gelato Bacio e Croccantino, ogni tanto passava qualcosa di interessante.
Una sera scende da una macchina una spendida ragazza con minigonna e tacco alto.
Noi eravamo seduti spalle alla vetrina della gelateria.
Quando passa ci scateniamo nell'effetto partita di tennis: tutti i volti, all'unisono, che seguono il ciondolare delle seni e lo scorrere del sodo culetto.
TUTTI. Circa 10 ragazzetti puzzolenti e brufolosi.
La ragazza si gira, ci squadra e dice: "ALLORA!! ABBIAMO FINITO??"
Bella figura di merda.
 
Qualche tempo dopo ci fu la FESTA DEI COCOMERI.
La prima occasione per dimostrare che eravamo uomini pure noi.
La festa era organizzata dal gruppo parrocchiale: un bel graniuolo di ragazze nel fiore degli anni (qualcuna oggi è un po' sfiorita, ma il tempo passa per tutti).
Si gioca al CERA LACCA (o come cazz si scrive), in pratica il giochino dove tutti hanno un numero appiccicato addosso e si spediscono i messaggi (una cazzata spiegata pure male).
Lumachino si esalta con l'Elena, io mi esalto a caricare la molla a Ska che si ubriaca e nel tornare a casa quasi si ammazza con la bici..
Nessun biglietto spedito, nessuno ricevuto.
Un altro nulla di fatto!
 
Una settimana dopo facciamo irruzione a casa della Cri!
Avevamo avuto notizia di un pigiama party tutto al femminile e ci siamo fiondati.
Molto gentilmente strappiamo un fiore dal suo cortile (lo facevamo sempre) e lo regaliamo alla principessa della casa: la Cri.
La materia prima, però, scarseggiava. Oltretutto (forse per fortuna) non erano neppure in pigiama.
Scrocchiamo l'anguria e ci rifiondiamo in strada (il cocomero mi piace un casino).
Belli e dannati, sempre sul marciapiede.
 
Arriva il tempo della patente.
O si gira con la SEAT Ibiza di mio padre o con la PEUGEOT 106 della mamma di Lumachino o con la sua FIAT 126.
Sfortunatamente erano catorci che andavano solo se ne avevano voglia.
Una sera siamo io, Ska, il Matte e Lumachino e decidiamo di andare in centro.
Arrivati a porta San Felice ci fermiamo al semaforo affiancando la macchina di quattro ragazze.
Sale la temperatura perchè queste ci salutano e fanno le gatte morte.
Lumachino guida la sua 106 e si mette a ruota... le abbiamo seguite fino a Vignola (MO) ad una festa di paese.
Al momento di scendere e presentarsi, queste si spaventano e rimangono in macchina chiudendo addirittura la sicura.
Noi ci facciamo un giretto alla festa e ringraziamo perchè la benzina l'aveva messa la mamma del Lumachino.
 
Potrei continuare con le storie della 106 che non parte, l'uscita al pub western con la SEAT che si ingolfa, le serate allo SKYLAB di Castelfranco, quelle a San Lazzaro per il Videotel, gli appuntamenti al buio, Silvia la pseudo-navescuola, e molto molto altro.
 
ma sono stanco e non ho più voglia..
alla prossima puntata..
postato da: taxxo alle ore 21:32 | link | commenti (14)
categorie: racconti, druidi
martedì, 26 settembre 2006

I Druidi di Monterocca

 
 
Rimaniamo su un tema mistico.
Ma questa volta parliamo di vita vissuta.
 
Avete presente un gruppo di ragazzetti brufolosi, gracilini, vestiti sempre male, timidi ed impacciati?
Gli adulti dicevano che erano molto più maturi dei loro coetanei e loro si crogiolavano di questa "definizione" rinchiudendosi in casa ogni volta che si incontravano. Ma la verità era un'altra e gli adulti parlavano di maturità solo per non ferire i poveri pargoli.
Alcuni li chiamano NERDS.
Io li chiamo SFIGATI.
 
Un giorno La Sfiga bussò alla loro porta.
Lumachino andò ad aprire.
La Sfiga si affacciò, passò lo sguardo sui presenti. Tasso, Gallo, Nadalo, Polacco, Scola, Matte, Alex, Borto, .... si ritrasse un po' spaventata e disse:
 
Certo che state messi proprio male...
che, avete fatto il pieno? ... casomai ripasso un'altra volta!
 
Questa è la storia dei Druidi di Monterocca.
 
Monterocca è uno dei due colli più alti (i colli bolognesi, quelli della Vespa 50) che circondano il comune di Zola Predosa.
L'altro, il Monte Capra, è molto più ricco di leggenda (la famigerata Capra D'oro che da il nome al monte) ma non nasconde le sorprese del banale Monterocca.... ed è molto più scomodo arrivarci.
Dalla località dei Gessi (da non confondere con Gesso, frazione rivale a 100 metri in linea d'aria) inizia la scalata al monte grazie ad una ripidissima salita.
Per anni un gruppetto di amici si fece il tragitto, dalla provinciale al fitto bosco, per poi disperdersi nelle cave di gesso abbandonate da tempo immemore ("immemore" l'ho aggiunto per creare il MITO - in realtà le cave si esaurirono e furono abbandonate alla metà degli '80).
 
Per legare queste sfacchinate atletico/naturiste al nome Druidi di Monterocca il passo fu brevissimo.
Essendo tutti (o quasi) adoratori del Risiko, del Monopoli o del "Sacro Gioco di Ruolo", essendo degli emarginati sociali che hanno girato in bus e bicicletta fino a 19 anni e reputandosi portatori di una curiosità e una fantasia fuori del comune, il nome "Druidi" sembrava molto indicato.
 
Quando venni iniziato ai misteri di questa setta capii subito di che roba si trattava.
C'era un tipo, Nadalo, che annotava su un quaderno il punteggio maturato dai singoli componenti. Maggiore era il punteggio, più si saliva in scala gerarchica. Sfortunatamente 'sta cazzata svanì quasi istantaneamente al mio ingresso, ed ancora oggi ignoro in che posizione ero riuscito ad arrivare (ma, soprattutto, "come" e "per cosa" venivano attribuiti i punti).
 
Le attività principali erano due: la fase puramente ludica, svolta a tirar dadi in una cantina e la fase esplorativa, svolta nel bosco a costruire il rifugio (in 5 anni non riuscimmo neppure a piazzare l'amaca) o a ricercare la Capra d'Oro.
I grandi saggi Lumachino, Gallo e Scola, infatti,  avevano rielaborato la leggenda della Capra e avevano immaginato che, furbescamente, fosse seppellita sull'anonimo Monterocca invece che sull'omonimo Monte Capra (la leggenda narra di una Capra completamente d'oro seppellita sulla montagna che porta il suo nome... nessuno l'ha mai trovata nè si conosce da chi fu nascosta e perchè).
 
E la ricerca di questa cazzo di Capra (avete capito perchè ho detto SFIGATI?) disperdeva un sacco di tempo e di energie.
Un giorno lasciammo un "fogliettino timidino" nella buchetta della posta del leggendario Adolfo Belletti. Adolfo era lo storico zolese che, sempre secondo i saggi, aveva trovato la Capra e ne godeva i ricavi in barba a noi poveri Druidi.
Nella lettera chiedevamo un appuntamento per discutere di alcune curiosità locali. Ci firmammo Druidi di Monterocca. In realtà era una trappola tesa dai furbissimi Druidi per curiosare in casa dello storico.
La settimana dopo, non avendo specificato il nostro indirizzo (o forse avevamo scritto "rifugio nel bosco di Monterocca"), trovammo un biglietto appiccicato alla buchetta dell'Adolfo:
 
"Cari Druidi, sono ben lieto di soddisfare ogni vostra curiosità. Quando vorrete, io sono qui..."
 
L'emozione diventò febbricitante. Avevamo Adolfo in pugno. Entrare nella sua MEGAVILLA (davvero!!) significava svelarne i segreti... magari avremmo potuto scorgere, in una vetrinetta, la famigerata Capra...
Ovviamente non ci facemmo più vivi (allora poi!!) e oggi Adolfo se n'è andato con il suo segreto.
Pace.
 
Le vicissitudini "reali" dei Druidi, comunque, erano molto meno avventurose di quanto non ne vivessero "fantasiosamente" in quella cantina a tirar dadi e a piangersi addosso.
Conobbi il mitico Capo dei Mostri (non il Carletto dei cartoni animati... ), un soggetto che viveva di espedienti e di Giochi di Ruolo, visitai circoli e incontrai persone al limite dell'umano, partecipai a tornei ed entrai a far parte di una ridicola squadra di calcio.
 
Attraverso i Druidi conobbi anche il mitico Ska..
Un pomeriggio si presentò un tipetto con i boccoli lunghi alla Cocciante, la camicia dentro i pantaloni, il baffo da topo e gli stivaletti a punta.
Dovevamo giocare a calcio (per inciso, tra i tombini sporgenti di un garage) e lui si sentiva a suo agio solo vestito così!
Era già dei nostri...
 
Da allora ne sono passati parecchi di anni.
I Druidi si sono sciolti, nessuno gioca più a nulla (anche se ho saputo che qualcuno va ancora al "Circolo dei Disadattati" di Casalecchio) e si fatica a sentirsi anche solo ogni sei mesi.
 
Ma chi è stato Druido, lo è ancora dentro.
Quindi attente massaie in fila per la spesa: se un ragazzo sulla trentina, con lo sguardo indagatore e la saggezza di un vecchio uomo di mondo vi incrocia ed inizia ad incuriosirvi per la sua elegante raffinatezza e sapiente dolcezza o è Jean Paul Belmondo o è stato un Druido...
Oppure avete sbagliato sala.. il vostro film era alla 6.
Beate voi!
postato da: taxxo alle ore 21:05 | link | commenti (38)
categorie: druidi