Attraverso lo Stargate

Distorsioni dalla provincia

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ignorante come un banco - sempre alla ricerca del "tempo" - scribacchino impertinente - giornalista giornalaio - attento sbadatello - folle lucido - simpatica canaglia. In una parola: il TASSO

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venerdì, 16 marzo 2007

Il Numero 23

matto_tarocchi
E' un argomento un po' frusto ma, piuttosto che parlare della solita crisi dei trentenni, se siamo della generazione X o di quella Y, cazzata per cazzata cioè, parliamo del numero 23.
 
Il 23 febbraio 2007 è uscito nelle sale americane il film "The number 23" del regista Joel Schumacher (Un giorno di ordinaria follia, Il cliente, ...) interpretato dall'eclettico Jim Carrey.
Parla della storia di un uomo ossessionato dal numero 23.
 
Ma dove nasce tutto questo polverone sul numero 23?
 
Tralasciando questioni strettamente matematiche, il riferimento più lontano è quello di una leggenda Maya che annuncerebbe la fine dell'era del quarto sole (la nostra appunto) per il 23 Dicembre 2012.
23 sarebbe anche 2 volte 3 (3 è il numero della santa trinità nella cultura religiosa cristiana)...
il numero dei cromosomi dell'uomo...
il numero di gradi di inclinazione dell'asse terrestre...
 
poi, più profanamente:
 
23 era il numero di maglia di Michael Jordan..
ma anche di Marco Materazzi (e allora??)...
il 23° arcano è il matto..
sia in Cabala ebraica che nell'esoterismo il 23 è un numero molto importante...
il 23 è anche legato a strane pseudoreligioni come il Discordianesimo (movimento legato alla Legge del 5.... altro casino sul casino..)..
o la setta degli illuminati...
 
Tornando al Jim Carrey, ogni volta è una sorpresa.
Non si sa se per pubblicità o per cosa, ma oltre alla leggenda nata sulla sua identità dopo il film "Man on the moon" (il film narra la storia di un comico, Andy Kaufman, morto di cancro molto giovane. Secondo un bizzarro sospetto, Jim Carrey, che lo impersonò strabiliarmente nel film e che ha una comicità molto simile per movenze e fisicità, sarebbe lo stesso Kaufman sopravvissuto e sottoposto a plastica facciale), c'è pure il fatto che Carrey ha un'agenzia di produzione denominata NUMBER 23 in onore della sua VERA ossessione per quel numero.
 
Sembra anche che le date di alcuni degli avvenimenti più importanti della storia umana siano legati al numero 23.
 
Per esempio, una su tutti, le torri gemelle furono attaccate l' 11-09-2001 (11+9+2+1= 23)...
 
Quindi, Argo, che cazzo lo fai a fare il mutuo che finisce il mondo entro 5 anni?
 
Chi sa altri collegamenti, anche personali, al numero 23?
postato da: taxxo alle ore 12:17 | link | commenti (13)
categorie: recensioni, cinema, various
lunedì, 12 febbraio 2007

INLAND EMPIRE - il Delirio "Lynchiano"

INLAND EMPIRE

Non so perchè, ma resto affascinato da tutto ciò che sembra incomprensibile, sottilmente colto, forse inaccessibile...
Con questo non voglio dire che sono l'intelligentone di turno che si sollazza con giochetti matematici, enigmi tipo rebus, sciarade, cubo di Rubik o affini.
A me basta Lynch!
 
Ho già scritto a più riprese che è inutile cercar di spiegare il cinema di questo regista.
Mi fanno impazzire quelli che parlano e dibattono sicuri trovando mille risposte alle miriadi di domande che nascono guardando i suoi film.
Questa mia teoria, quella dell' "inutilità delle domande perchè tanto NON ci sono risposte", ha trovato ampia conferma in un'intervista rilasciata dal regista e riportata dal Venerdì di Repubblica:
 
"Spiegare il mio cinema? se non ha senso la vita, perchè dovrebbe averne la mia opera?"
 
Con questa "ammissione di reato" possiamo frenare ogni velleità di ricerca della razionalità nei suoi film.
Non per questo ritengo, comunque, che sia un discreto regista per stile (ambientazioni sempre angoscianti) e creatività.
Il suo lavoro che preferisco è "Una storia vera" (che sta a Lynch come Jackie Brown sta a Tarantino), commovente racconto fuori dai canoni.
Ma ho apprezzato anche Mulholland drive, The Elephant man e Cuore selvaggio.
 
Ieri sono andato a vedere INLAND EMPIRE, la sua "ultima fatica".
Mi faccio accompagnare dall'Argonauta, cinefilo onnivoro, da sempre appassionato al cinema di Lynch.
L'Argo non avrà la finezza intellettuale e culturale che richiedono certe visioni (è lo stesso che ha consultato internet per "comprendere" il semplicissimo finale di The Prestige... cosa ci volete fare, in provincia "scarpa grossa e cervello fino"), ma non l'ho mai visto addormentarsi in sala.
Ed INLAND, in questo senso, ha messo a dura prova tutti i presenti.
 
L'avventura è Lynchiana dal primo momento.
Mi parcheggio in zona Giardini Margherita, in area SOLO RESIDENTI, perchè sono in ritardo come al solito.
Chiedo lumi ad un residente che sta prendendo il sole in terrazza (a febbraio!) che mi rassicura:
"stia tranquillo, alla domenica, in trent'anni, non ho mai visto fare le multe!"
Vabbè, mi fido e corro in sala..
All'ingresso c'è addirittura la fila: clientela abbastanza eterogenea anche se la presenza "anziana" è abbastanza significativa.
Ci posizioniamo in fondo alla sala dietro ad un folto gruppo di signore che ci offuscano la visuale con il lavoro del loro parrucchiere: una decina di chiome permanentate (alcune un po' schiacciate ai lati, tradendo il "riposino pomeridiano") dai colori più sgargianti, compresi tra il mogano e il celeste "fata turchina".
A fianco un vecchietto catarroso e con seri problemi di prostata (andrà in bagno almeno tre volte, prima di uscire definitivamente mezz'ora in anticipo sui titoli di coda).
Dietro, due ragazzi che ridacchieranno per buona parte del film.
Entra anche Lucio Dalla, piccolo "vantaggio" di noi bolognesi, con due giovinastri.
"Forse sono i suoi figli!" mi dice l'Argonauta riferito agli accompagnatori del Dalla.
"Si, si, torna pure a dormire, ma non ti affannare a spiegare l'impossibile, il film deve ancora iniziare!" gli rispondo mettendogli una pezzuola inumidita sulla fronte.
 
Poi parte la proiezione: tre ore di delirio puro!
Scene recitate in polacco e sottotitolate, un film nel film di cui si perdono i confini, personaggi incomprensibili (la vecchia strega in apertura, le prostitute, il "confessore"), balletti da musical, una sit-com con attori dalle fattezze di conigli giganti.... mi aspettavo, da un momento all'altro, un intervento di Lucio Dalla che si mette a canticchiare il suo SCIUBIDUBIDA stile "lunedì film"!
Nel frattempo la sala si desertifica con le prime defezioni, alcuni attardamenti al bagno, fughe per la sigaretta.
Buona parte della fila davanti a noi dorme paciosamente.
Il vecchio catarroso se ne va: forse è l'ora dell'antibiotico e non può sgarrare!
 
A venti minuti dal finale, davanti ad una scena con una cinese, un'aborigena australiana (o qualcosa del genere) ed un barbone di colore che parlano di "vagine bucate e dubbi esistenziali", con un'impennata di orgoglio, una delle anziane signore da la "zampata della leonessa ferita":
la protagonista, ferita a morte da un colpo di cacciavite al ventre, rigurgita un quantitativo industriale di sangue sul marciapiede. Le si avvicina all'orecchio l'aborigena e le dice placida: "stai tranquilla, stai morendo".
Al che, l'anziana signora in sala, sbotta in una sonora risata irridendo l'anomala e cinica battuta del film come a sottolineare: "ci mancava solo questa!"..
 
Anche sui titoli di coda Lynch non si smentisce: appare una ragazza senza una gamba e con il trucco pesante e sbavato che, in primo piano, dice: "BELLISSIMO!"....
 
Lasciamo la sala increduli.
Passiamo i "raggi X" del pubblico che attende di entrare per il prossimo spettacolo (che ti scrutano chiedendoti "li ho spesi bene i miei soldi o, finche sono in tempo è meglio farsi rimborsare?") e riflettiamo sulla visione.
Un senso lo si potrebbe anche dare, ma non ti viene nell'immediato e vorrei tenermelo per me: oltre a non aver senso darlo (il senso, appunto), sarebbe un'inutile esercizio didattico. Ognuno pensi ciò che vuole.
 
Fatto sta che la multa (36 euro per divieto di sosta) me la sono beccata tutta!
E con me almeno altre 20 auto.. fortuna che negli ultimi trent'anni non si erano visti viglili in giro!
postato da: taxxo alle ore 10:56 | link | commenti (9)
categorie: recensioni, cinema
martedì, 19 settembre 2006

Requiem for a dream

requiemforadream
Attendendo di vedere THE FONTAIN, ultima fatica di Darren Aronofsky (USA), mi sono guardato "Requiem for a dream" (2000).
 
Avevo già visto "Pi greco - teorema del delirio" ed ero rimasto colpito (ma non affascinato) dalla particolarità della storia e dalla tecnica registica. Così mi sono incuriosito e ho deciso di dedicare un po' del mio tempo a vedere quello che è stato definito il film della "consacrazione al grande pubblico".
 
La storia parla della vita dei quattro protagonisti: madre, figlio, fidanzata ed amico.
Sono vite scialbe e in ambienti al limite del decoroso.
 
La madre, sola, pensionata e vedova, vive incollata al televisione guardando una strana trasmissione. Il suo sogno è quello di poter andare in televisione ospite della trasmissione.
 
Il figlio è un tossicodipendente e, con l'amico, vivono di piccolo spaccio nel quartiere.
Il loro, però, è vivacchiare e attendono da tempo una grossa fornitura per poter aumentare il giro d'affari.
 
La fidanzata, tossicodipendente pure lei, attende la possibilità di aprire una boutique dove dar sfogo alla sua passione per la realizzazione di abiti di moda.
 
Un giorno tutti vedono avvicinarsi i loro sogni:
Una telefonata informa la madre che è stata invitata a far parte del pubblico della trasmissione.
Arriva una grossa partita di droga e i due amici diventano ricchi in pochissimo tempo.
Con tutti quei soldi aprono una boutique di moda alla fidanzata.
 
Ma il raggiungimento completo di questi sogni è ancora lontano e per ognuno ci sarà un tristissimo epilogo.
 
Come nel primo film (Pi greco...) è interessante la capacità del regista di creare sistuazioni ossessive, ripetitive e di allucinazione sfruttando tecniche da videoclip, tagli repentini e velocizzazione delle immagini. Anche in questo caso, infatti, lo stato fisico dei personaggi è ben rappresentato.
Per il resto la storia appare un po' forzata ma pur sempre entro i canoni del possibile.
Il raggiungimento di un sogno, per quanto stupido e futile possa sembrare, deve sempre passare per il sacrificio e la dedizione.
Arnofsky ci vuole dimostrare che le vie più brevi e drastiche, utili solo ad accellerare l'arrivo di un "riscatto personale", sono anche la fine stessa del sogno.
Consigliabile per un pomeriggio di concentrazione.
postato da: taxxo alle ore 09:20 | link | commenti (7)
categorie: recensioni, cinema
lunedì, 11 settembre 2006

Il Cuoco, il Ladro, sua Moglie e l'Amante

cuoco ladro moglie amante
Questo è un film del 1989, un po' impegnato e al limite del surreale.
E' di Peter Greenaway (GB) grazie ad una produzione tutta europea.
 
La storia è ambientata all'interno di un ristorante (dall'arredamento molto barocco) e in un'epoca indefinibile.
Un boss di malaffare (il ladro) è solito pasteggiare all'interno del ristorante con tutta la sua banda, concedendosi licenziosità, strane elucubrazioni culinarie, scurrilità e violenza.
Il tutto sotto gli occhi del proprietario del locale (il cuoco) che cerca di mediare tra la clientela e le scorribande del boss.
La donna del boss (la moglie) è costretta a presenziare a questi pasti vittima delle angherie del marito, sopportando continui maltrattamenti ed insulti.
Altro personaggio è un bibliotecario (l'amante) che si reca abitualmente a mangiare nel locale.
Tra la moglie e il bibliotecario nasce un amore che si consuma prima nel bagno delle donne poi nelle surreali cucine del ristorante, sotto la protezione del benevolo cuoco.
Il boss verrà informato del tradimento e si farà giustizia da solo, per poi ritrovarsi vittima di tanta cattiveria nel finale.
 
Grossi contrasti cromatici, ambienti sproporzionati e indefinibili, costumi ricchi e fuori dal tempo.
Una storia che parla del legame tra il cibo, l'eros e morte.
Una storia barocca e decadente.
 
Questo l'estratto di un dialogo tra cuoco e ladro:
 
Quando prepari il menù come lo fai il prezzo delle portate?
Io chiedo di più per tutto quello che è nero; uva nera, olive nere, ribes nero. La gente, in genere, ama ricordarsi della morte; è come consumare la morte. È come dirle: Morte ti sto mangiando! Il tartufo nero è la cosa più cara insieme al caviale nero. Morte e nascita, la fine e il principio. Tu non credi che sia giusto che tutte le pietanze più dispendiose siano nere? E poi facciamo pagare la vanità: i cibi dietetici hanno un sovrapprezzo addizionale del trenta per cento, afrodisiaci del cinquanta per cento.
 
Per gli amanti del genere erotico/culinario consiglio anche la lettura di:
 
"Confessioni di un cuoco eretico" di David Madsen - ed. Meridiano Zero
 
La storia di un cuoco che prepara sempre pietanze sensazionali, anche al limite dell'etico.
Da leggere.
postato da: taxxo alle ore 16:01 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, cinema
domenica, 10 settembre 2006

La cena dei cretini

cena cretini
Con questo post vorrei iniziare l'unica rubrica semiseria di questo Blog: le recensioni.
Partiamo, comunque, con una recensione cinematografica molto blanda.
 
LA CENA DEI CRETINI è un film francese del 1998. Una commedia molto leggera ma molto simpatica e a tratti esilarante.
 
La storia parla di un gruppo di amici che organizza ogni settimana una cena molto particolare.
A questa cena ognuno si preoccupa di invitare il personaggio più strambo, originale, coglione che trova.
Al termine della serata viene decretato il vincitore morale di questa competizione, quello cioè che avrà portato il commensale più cretino.
Il protagonista del film, però, si ritrova ancora "sguarnito di cretino" la mattina del giorno della cena.
Quasi sull'orlo di rinunciare a parteciparvi, gli viene suggerito da un amico un tizio veramente stravagante: il re di tutti i cretini.
Per alcune vicissitudini la cena salterà ugualmente, ma la stramba coppia si riunirà ugualmente e il protagonista, da potenziale e irridente carnefice, si trasformerà in tragica vittima della coglioneria del "cretino".
 
Azzeccatissima la scelta dell'attore interprete del "cretino" e molto validi alcuni dialogi, soprattutto le telefonate.
Un film che consiglio per una serata di svago e spensieratezza, tanto per uscire dai canoni pecorecci degli ultimi Boldi-De Sica o per staccarsi dagli standard della comicità sboccata Americana.
Per il resto è una commedia che non insegna nulla e neppure tenta di farlo.
Ottima l'idea.
 
Dopo la visione guarderete con più sospetto qualsiasi invito a cene o feste che vi giunge inaspettato da sconosciuti.
Anche se un paio di nomi per una cena del genere li avrei già in agenda...
Attenti!
postato da: taxxo alle ore 20:01 | link | commenti
categorie: recensioni, cinema
lunedì, 24 luglio 2006

Cosa andiamo a vedere?

cinema

Sono immancabilmente un appassionato di cinema.
Negli ultimi anni ho visto il meglio e il peggio della produzione mondiale.

Non mi dilungo in elenchi perchè è sempre facile scordarsi un titolo a scapito di altri, ma devo ammettere che non faccio molta distinzione di genere e mi trovo spesso in sale mezze deserte a vedere le opere di registi acclamati o in sale gremite a vedere commedie scanzonate.

Ultimamente, però, ho visto peggiorare tragicamente la qualità dei film proposti.
Forse vittime delle grandi multisala che proiettano di tutto e dell'inserimento esasperato di effetti speciali, oggi non ti raccontano più neppure Cappuccetto Rosso senza trasformare il Lupo in un terribile ninja che svolazza in sospensione (l'ormai noto "effetto Matrix")!

Partiamo dall'interminabile filone dei videogiochi.
Super Mario, Resident Evil, Tomb Rider, Silent Hill, solo per citare i più famosi.
Io non utilizzo il PC per giocare dai lontani tempi del Commodore 64: anche 1 ora per "caricare" il gioco e beccarsi un errore.
Inutile aggiungere che di questi videogiochi dell'ultima generazione avevo sentito solamente parlare.
Ma oltre ad essere tutti simili (il solito coglione di turno che apre le porte sbagliate, in loculi al buio o con la luce di uno zippo) mancano di trame convincenti.
Senza i 500 colpi al cuore (solitamente, dopo che si è aperta la porta, sbuca il mostricciattolo di turno) e gli effetti speciali, del film non rimane nulla.
Con tanta scarsezza di idee e con la possibilità di prelevare ancora spunti dai videogiochi, faranno un film sul Tetris e uno su Pac Man.
Ma quelli non li voglio perdere!

Poi ci sono gli Horror
Tralasciando i remake, imperversa il nuovo terrore dall'asia orientale.
Senza una ragazzina in camicetta bianca e gonnellino, con i calzettoni alle ginocchia e le scarpe di vernice che ti guarda con gli occhi spiritati e iniettati di sangue attraverso la chioma nera che le copre il volto, non è più Horror.
Ammetto di stimare alcuni autori del cinema coreano, ma quando è troppo è troppo.
Hanno rotto questi bambini inquietanti con la faccia da vecchi che ti guardano come per rubarti l'anima.
Non se ne può più del "vedo - non - vedo" con esseri che strisciano alle spalle e ti fanno BUUH appena ti giri.
Non se ne può più dei protagonisti idioti che vagano per queste case (ovviamente stregate) evitando accuratamente il portone di uscita perchè, nel bel mezzo di un inseguimento dell'essere immondo di turno, vengono incuriositi dal rumorino in cantina o da una porticina nascosta.
Non ne possiamo più di quei gruppi che girano in grotte buie con un'unica torcia (mai fu inventato passatempo giovanile più sano!!) e dopo tre minuti si sono separati e persi.
Non ne possiamo più delle uccisioni iperealistiche con fiumane di sangue e le vittime che, prima di spegnersi definitivamente, recitano quindici minuti di testamento strappalacrime con sbaciucchiamento da parte della fidanzatina immacolata di turno (conosco donne che non si avvicinerebbero all'amato neanche dopo una corsetta di cento metri. La goccia di sudore che imperla la fronte è così malsana!!, figuriamoci se si abbasserebbero ad effusioni davanti a  croste di sangue e sbudellamenti).
L'horror non fa più per me!

I sequel.
Altra "novità" del cinema moderno sono i sequel: se non sei arrivato almeno al numero tre, la serie non è abbastanza sfruttata!
Grazie a questa strampalata regola non scritta (ma dettata da avidi portafogli scarsamente inclini al rischio) prossimamente avremo Rocky 6, Il mistero della prima Luna tre, Fantaghirò sette (o otto, ho perso il conto), Fantozzi è resuscitato (manca solo questo - regia di Romero, quello degli Zombie), Trinità contro Piedone, Vacanze di Natale a casa - c'è grossa crisi, Banfi finalmente scopa la Fenech (molto esplicito ma liberatorio)...

I film tratti dai telefilm seriali.
Vita da strega, Stursky e Hutch, Hazzard e i prossimi Miami Vice e Dallas.
Se da piccoli si rimaneva incollati alla tv commerciale per seguire le avventure dei nostri personaggi preferiti, perchè non riproporli sul grande schermo?
Il problema è che sono tutte serie americane. E noi italiani?
Non potendo fare un film SERIO prendendo spunto dal Commissario Rocca, Don Matteo o I ragazzi della terza C, si è pensato di preparare qualcosa ispirandosi alle mitiche trasmissioni di intrattenimento.
Di prossima uscita:

Sesso e forum. Storia di denuncia e raccapriccio tra i banchi di un tribunale popolare. Sarà stato Fabrizio Bracconeri a uccidere a sassate Sante Licheri a causa di una torbida storia di gelosia per Tina Lagostena Bassi? Don Tonino indaga!

Tutti a casa Costanzo. La vita di un semplice pensionato che si accorge, dopo dieci anni di matrimonio, che la moglie è in realtà un uomo. Strepitosa la partecipazione di Giletti nei panni dell'andrologo della moglie di Costanzo.

Ok, ma gira la ruota. Western spaghetti con Iva Zanicchi croupiet di roulette in un saloon e Michele Buongiorno gestore di un bordello. Storia a più piani che si sviluppano parallelamente che raffigura una tranquilla comunità che si scuote all'arrivo di Mara Venier nei panni di una prostituta molto stravagante e di Silvio Berlusconi in quelli di un cavaliere senza nome e dal losco passato.

Credo proprio che ne vedremo ancora delle belle!!


 

postato da: taxxo alle ore 15:25 | link | commenti
categorie: cinema