Oggi dovevo fare il tagliando alla macchina.
L'officina è a qualche chilometro dal mio ufficio così decido, per non scomodare nessuno, di caricarmi la bici, lasciare la macchina e andare in ufficio in bicicletta.
Tutto ok.
Mi presento alle ore 8.00 davanti all'officina.
Parcheggio.
Scarico la bici.
La rimonto.
Mi metto in fila: c'è gente che è li all'accettazione da 40 minuti!!!!
Mi siedo.
Pace.
La fauna media è il pensionato che potrebbe portare la macchina a QUALSIASI ora ma che visto che il tagliando annuale dell'ammiraglia che fa COOP-Casa-BAR è l'unico brivido rimastogli, si presenta due ore prima dell'apertura!
Poi c'è qualche giovine operaio smanettone che chiede l'installazione di chilowatt su chilowatt di potenza audio per l'impianto dell'autoradio e il classico coglione giacca/cravatta/culo secco che si presenta col babbo ultra ottantenne, lo prende a pesci in faccia perchè non ha capito dove deve stare (NO LI!!!, più in la!!) e poi per 30 minuti parla di una spia che secondo il meccanico manco esiste.
Poi c'è un altro soggetto:
"Me sgusa?"
"Dica"
"Ma gui ndo cazzo siamo?"
"Casalecchio di reno"
"E' Bologna o Modena?"
"Bologna, Bologna"
"Sa, so de Milano e sto ndando a portar la famigl a' mare.. poi me se rott a machina!"
"Che sfiga"
"Lo dic a me?"
Il soggetto, che ovviamente mi si siede vicino, è un omone di 190 cm per 130 chili.
Suda a bestia.
E' immancabilmente vestito da vacanza, come se per chi parte per le ferie ci fosse l'obbligo di indossare una divisa: maglietta colorata, pantaloncino con le tasche, gambe bianco latte con alopecia localizzata da sfregamento di calzino, calzino corto blu scuro, saldalo, marsupio a tracolla, barba di tre giorni!
L'abbigliamento è stonato su un ultra cinquantenne di quel tipo.
Forse lo sarebbe su chiunque.
A lui han detto che è l'abbigliamento giusto per sentirsi a suo agio.
Non so se lo pensa pure lui, ma in realtà sembra un clown.
Mi ricorda terribilmente mio padre quando ingrassò come un maiale dopo che smise di fumare e si rifece il guardaroba all'oviesse.
Adesso va in giro vestito come un Jovanotti prima maniera.
L'unica differenza è che mio padre crede che il RAP sia la sigla di una nuova cassa di Risparmio dell'Appennino.
Dopo 20 minuti di attesa, viene il turno dell'omone.
"la mii machina ha nu prubblem."
"E dove l'ha parcheggiata" chiede l'addetto all'accettazione
"Li fuor.. e dentr ci so mi socera mia mogl e la piccola"
"Le faccia scendere e accomodare qui che c'è l'aria condizionata.. intanto noi controlliamo l'auto e appena possibile la facciamo ripartire!"
"Nun poss mica far scender la socera.." continua il nostro nell'inequivocabile accento "milanese".
"E perchè no?"
"c'abbiam mess du ore a farla salir!"
Ed in effetti, ripensandoci, avevo notato una macchina blu scuro con alcuni piedi che spuntavano dai finestrini e una grassona che si sventolava.
"Ma non possiamo mettere la macchina sul ponte se c'è dentro qualcuno!! è pericoloso"
"Dovet proprio mettere la macchina sul pont??"
La trattativa prosegue lenta finchè non scatta l'ideona al nostro caro Milanese: "E se in machina con mammà ci sto io?"
Non so come sia andata a finire, so solo che per lasciare le chiavi della macchina al meccanico ci ho messo 50 minuti e sono arrivato in ufficio tutto sudato per il tre chilometri in bici.
E non mi son neanche dopato.