Attraverso lo Stargate

Distorsioni dalla provincia

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Utente: taxxo
Nome: Tasso
ignorante come un banco - sempre alla ricerca del "tempo" - scribacchino impertinente - giornalista giornalaio - attento sbadatello - folle lucido - simpatica canaglia. In una parola: il TASSO

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mercoledì, 31 ottobre 2007

Intimità

settimana enigmistica

Ci sono fatti della vita che ti pesano, ti pesano, ti pesano.
Sono cose che ti tolgono ogni concentrazione, non ti fanno star fermo, ti trattengono e comprimono al punto che non vedi l'ora di liberartene definitivamente.
Ci sono cose nella vita che debbono essere affrontate a muso duro, con una certa spinta verso una soluzione immediata.
Ci sono cose nella vita per le quali non puoi chiedere aiuto perchè nessuno sarebbe in grado di darti il giusto consiglio.
Ci sono cose nella vita che riguardano talmente tanto la nostra più intima persona che non dobbiamo o possiamo condividerle.
Ma, a volte, anche con il massimo impegno, di queste cose non riusciamo a liberarci definitivamente.
Ci sono cose nella vita che ci segnano e che tendono, sebbene mille sforzi, a rimanere a galla.
 
E' il caso di una sana cagata.
 
Hai rimandato, rimandato, rimandato.
Adesso vado... e suona il telefono.
Adesso vado... e ti chiama il CAPO.
Adesso vado... e ti arriva un SMS al quale senti un'innata e malsana esigenza di rispondere SUBITO.
Hai abusato di cappuccini, caffè, liquami vari.
Hai un gran ribollimento intestinale e sono dieci minuti che trattieni uno sfiato di metano che, viste le condizioni generali, hai trattenuto per il buon cuore dell'habitat e perchè vivi nella certezza che NON SARA' SOLO ARIA!
Mentre con una mano stai slacciando la cinta e l'altra è già protratta verso la maniglia del bagno anche se sei a due chilometri di distanza...
Mentre il tuo cervello sta comandando a tutti i muscoli del corpo di resistere altri venti secondi...
Mentre la testa inizia a rilassarsi con il sapor di cloro misto cesso del cesso..
Mentre...
SUONANO ALLA PORTA.
 
E tu stavi aspettando quel rappresentante.. ed il CAPO è appena uscito.
Sei solo e devi andare ad aprire perchè è importante.
 
Così, muovendosi a chiappe strette e gambe rigide come robocop, vai alla porta ad accogliere il classico cravattato rigacamiciato che ti stritola la mano prendndoti con l'altra il gomito e scuotendo il tuo già fragile ecosistema interno.
Il cervello sta cercando di trattenere sfinteri vari anche se ormai senti che un secondo Vajont è alle porte.
E quello insiste per sapere come stanno i parenti, se la gatta ha partorito, come hai chiamato i nani da giardino... ma scatta la genialata:
"Scusa, ho una telefonata in attesa. ti faccio accomodare e arrivo"
 
Ci casca come un merluzzo nella rete e tu ti intrufoli nel bagno dove lasci che si spalanchino le cateratte del cielo.
Ed è liberatorio ma non istantaneo.
Il troppo trattenere ha intoppato il sistema.
E il CTRL+ALT+CANC è uno schizzo di pipì che precede la valanga marrone.
 
Ma la valanga in caduta libera ti schizza tutto il culo fino a mezza coscia.
E non è più solo acqua azzurrina e profumata.
Adesso è verdognola e brodosa.
(Una volta chiesi la soluzione a questo problema tecnico al caro MACS. Lui mi raccontò che ogni volta che deve recarsi in bagno per il bisognone, si prepara un sottofondo di carta igienica, una specie di torta, che attutisce eventuali e malsani schizzi. Io gli risposi che se per cagare devo fare tutto quel lavoro, preferisco farla nella lettiera del gatto. O continuare a bagnarmi il culo!).
 
Così, dopo una frettolosa spazzata, ti rialzi con qualche liquido non ben identificato che ancora ti cola fin dentro le braghe calate. Magari sei pure riuscito a bagnare la camicia. magari dal bidet non esce l'acqua alla giusta pressione e sembra di lavarsi con un contagocce da medicinali.
Ma tu devi ancora affondare quel peso.
Lo devi inabissare!
 
E mentre lo stai spezzando con lo scopetto, lo schiacci, lo affondi e lo affoghi con una rabbia indicibile che ti gonfia le vene alle tempie, li ancora a braghe calate, ti accorgi che è già la terza volta che che hai tirato l'acqua senza evidenti risultati se non quelli di aver creato una brodaglia marroncina mista a frammenti di carta imputridita.
Lo scopetto non è più il "microfono" col quale simuleresti di essere RENGA a Sanremo.
 
" Ma che cazzo ho mangiato? POLISTIROLO???"
 
I minuti passano.
Il bagno è un disastro.
Gli ultimi relitti riesci ad occultarli con il tocco della disperazione, ma in quel bagno non faresti entrare nè il Papa nè l'ultimo dei barboni di Parigi periferia.
Ti rassetti, lavi il lavabile, respiri forte per tentare di aspirare gli odori e ti ripresenti in pubblico più trafelato di quando sei entrato.
 
"Tutto bene?" chiede il rappresentante.
"Certo.. vuole un caffè?" chiedi evasivo.
"No, gradirei di più il bagno... mi dici dov'è?"
Tremore...
"Di la, la seconda a sinistra..."
 
LA FORTUNA DI AVERE I DOPPI SERVIZI!!!
postato da: taxxo alle ore 17:38 | link | commenti (11)
categorie: racconti
lunedì, 29 ottobre 2007

L'uomo, questo sconosciuto!

setta
NB: il seguente post è stato pubblicato anche qui dove ha avuto molta più visibilità e fortuna.
Ringrazio l'AIOLA per il subaffitto dei suoi locali.

Io faccio parte di una setta, ma non di una di quelle che tramano o bramano potere.
Niente riti iniziatici, nessuna gerarchia, niente mantello con cappuccio o vergini sacrificate al plenilunio...
Niente compiti fissi, impegni insindacabili, nessun manifesto.
Niente di niente...
Abbiamo il nostro linguaggio in codice fatto di mantrici tormentoni, soprannomi fuorvianti e sedi variabili ed impenetrabili dalle quali organizziamo l'ozio e la depressione.
Unico obbligo è la fedeltà all'inedia lamentosa.
Siamo quelli del SOLITO ALLA SOLITA.
 
Anche sul nome nessuno ha mai obiettato nulla.
 
Poi scopro che la ridente penisola è ricca di "associazioni senza scopo di lucro finalizzate all'aggregazione maschile" e tutte, chi più chi meno, sono organizzate allo stesso modo (tra queste spicca il TEAM DELLA BRISCOLA di Pavarotti e PANOCIA citati dalla moglie NICOLETTA).
 
1) Il Gruppo deve essere strettamente maschile e la conoscenza dei suoi componenti, datata.
 
2) Come fossero innamorati gli uni degli altri, quando sono assieme, i componenti si isolano dal mondo e dall'ambiente e si rinchiudono nel loro "divertimento personalizzato ed inesportabile".
 
3) Non si deve battere chiodo per non essere vittime dello scherno degli altri componenti mantenendo fede a dettami non scritti.
 
4) A termine serata, qualsiasi sia la condizione psicofisica, bisogna fare il viaggio di ritorno lamentandosi di non aver colto i segnali dell'ambiente o di "quanto siano di legno le fiche odierne".
 
Facciamo qualche esempio:
 
I SOLITO ALLA SOLITA, rinunciando al calcetto perchè ".. è troppo freddo, ma sei fuori??", al ballo "..stai screrzando?? io dovrei andare a fare il cretino in pista??" e a qualsiasi attività di aggregazione sociale che ".. tanto è sempre tutta braga!", e si ritrovano ogni Venerdì sera in un BUNKER, trasformato in tavernetta con caminetto MAI ACCESO ("ma sei fuori? fa un gran fumanone!!"), per la "pizzata del Venerdì".
 
Quattro/cinque persone che si sono telefonate, MAILate, SMSsate tutta la settimana, anche solo per dirsi che avevano trovato una pantegana in cantina, e che, non avendo nulla di nuovo da aggiungere alle fitte discussioni mediatiche, riproducono il rito della "visione di ZELIG" come fosse la sacra eucarestia cristiana.
 
Durante il rito, prescindendo le polemiche per chi non ha messo quell'euro che manca o per quello che non è venuto perchè c'ha il mutuo e non riesce a pagarsi la pizza o difronte all'ennesimo errore di prenotazione che al posto di una patate fritte e salsiccia, senza pomodoro ma doppia mozzarella ti porta una più sbrigativa funghi e rucola, gli argomenti si sprecano.
Ed a ogni A BALUS tutti giù a ridere a crepapelle!
Poi i ricordi di quella volta in aereo con le crisi di panico di SBAFINI..
Poi le lamentele per SPILLO che è troppo dentro la pallavolo (o ad una pallavolista..) e sta iniziando a dare un'infinità di buche...
Poi tutti con gli sguardi bassi nel piatto perchè si è esagerato con un'ironia ed un sarcasmo fuori luogo verso uno dei componenti ..
A fine serata, due o tre birre vuote sul tavolo, qualche esperimento liquoroso versato in più, la risarola mossa, tutti a casa!
 
Ma questi gruppi danno il meglio solo in trasferta, lontano dal loro habitat.
 
Set con festa di compleanno e gruppo musicale.
I SOLITO ALLA SOLITA se non stanno discutendo di quanti soldi ci vogliono ad affittare una sala del genere, di quanto sia incompetente il fonico che esaspera l'eco per aumentare il volume, se non si gingillano la birra in mano pur di non tenere le braccia incrociate, se raramente non stanno facendo qualcosa del genere, si indicano l'un l'altro le meritevoli presenze femminili neanche fossero un branco di ciechi.
Indicazioni valide quanto quelle che ti danno dicendoti: "e quando è arrivato li, se ci arriva, le conviene chiedere ancora!!".
Molto meglio richiudersi a guscio e riaprire qualla bolla di vetro che ci isola dal mondo per ricominciare a ridacchiare dei cazzi nostri!
E nel nostro piccolo, nel nostro isolazionismo, siamo pure simpatici!
Peccato che non lo sappia nessuno.
 
Nel rientro a casa i cori son sempre gli stessi:
"Comunque era tutta braga!"
"Poi c'era pure la NENA ma non c'ha presentato neppure una sua amica!"
"Non sono neppure riuscito a distruggermi al free drink!!"
"Le patatine son finite subito.."
"Ci manca l'uomo di punta, quello sfacciato che si butta!"
"Siam venuti via proprio adesso che iniziavo a carburare!"
 
Poi, timida ma limpida, una vocetta dalle retrovie:
 
"Comunque una mi ha slumato tutta sera!"
 
SBAFINI, mò va a cagher!!
postato da: taxxo alle ore 11:51 | link | commenti (4)
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lunedì, 22 ottobre 2007

Mi ami??? Ma quanto mi ami???

cellulare

Venerdì sera, spulciando la rubrica del cellulare, mi sono accorto di due cose:
 
1° che ho veramente una montagna di numeri inutili, da quello di un'amica di una ex alla quale avevo portato un libro nel 1999, a quattro numeri della banca; da alcuni numeri di cui ignoro la provenineza (tipo TROMBETTI!!?!! ma chi cazzo sei???) al numero di un vecchio medico curante che, forse, è pure morto!
 
2° che l'ottanta per cento dei numeri che ho appartiene a donne.
 
"Ecco, il solito fenomeno.... vantati delle stronzate che dici, piuttosto!!!"
potrebbe essere il commento di uno di passaggio (ma anche di un "cliente affezionato").
Ma tengo a sottolineare che nella mia rubrica i numeri parcheggiano per anni e già dal momento stesso nel quale vengono inseriti.
In pratica sono un custode, una specie di addetto ai servizi telefonici che garantisce l'inviolabilità della privacy.
E altrettanto solitamente, conoscendo questa mia logica dell'orso per la quale non chiedo il numero perchè tanto non lo compongo, i numeri mi vengono dati senza che li abbia richiesti. 
Quindi, se volete sapere il cellulare di una ragazza che, chiaramente, si scopa qualcun altro, chiedete a me!
 
Ma non ci sono solo svantaggi in questo meccanismo tanto malato quanto innocuo.
In alcuni e precisi periodi dell'anno, per esempio, mi arrivano maree di messaggi inutili ma pur sempre graditi:
 
"Tanti auguri di buon onomastico!!! Che te li meriti tutti per quanto sei Santo" (mi scrissero a fine settembre scambiandomi per un Sai Baba qualunque... da qualche settimana sto tentando, senza risultato, di cotonarmi i capelli e di materializzare dal nulla ectoplasma e vibhuti. Non vorrei farmi cogliere impreparato per il prossimo onomastico).
 
"Ci sono dieci angeli....." (questa mi arriva ogni sei mesi, sempre uguale, sempre dalle medesime persone... una volta credo di aver ceduto a questa catena e di aver riinoltrato il messaggio ad altri dieci ed incolpevoli utenti).
 
"Tantissimissimi auguri, VECCHIO!!!" (che arriva in dieci/quindici varianti dalle 00.01 alle 8.15 del mattino del mio compleanno. Sono messaggi per i quali la risposta è tanto banale quanto l'augurio, ma se ti sbatti a rimaner sveglio fino ad oltre mezzanotte per spedire un augurio del genere, non ti accontenti di un "grazie" come risposta! Così scatta il "Forse il messaggio è andato perso perchè non mi è arrivato, grazie comunque" e ti eviti i ringraziamenti istantanei).
 
"... ti paleserai, prima o poi, o sei diventato l'erede di Provenzano?" (questa chiusura è diventata tra le più frequenti negli ultimi anni. Non c'è nulla da commentare, se non che a me la caciotta al pepe e vivere in una baracca piacciono un casino.).
 
"Cazzo TASSO, ma quanto te la tiri???"
Me la tiro un bel po', è vero, ma sono così pigro che per me la fatica supera quasi sempre il gusto.
O forse non ho ancora trovato il movente per smettere di tirarmela, visto che quando c'era, non me la tiravo per niente.
 
Nel frattempo mi accontento di queste carezze mediatiche.
postato da: taxxo alle ore 10:04 | link | commenti (36)
categorie:
martedì, 16 ottobre 2007

Autocitazione

roy2
Oggi sono ospite qui, con un articolo che avevo intitolato "Sarà, ma capitano tutte a me", riferito ad alcune malevole esperienze in campo femminile.
La censura revisionista ha corretto il titolo con un banale "Ho visto cose" che il mio fedele pubblico apprezzava già nel lontato 2004.
Vabbè, la solita mordacchia alla satira.
 
Per il resto vorrei segnalare che:
 
- non ho un soldo e il bancomat vicino a casa è rotto...
 
- sebbene non sia ginecologo di professione, potrei sempre dare un'occhiata che magari fa pure piacere l'opinione di un altro...
 
- fa un cazzo di freddo, dimostrazione che non ci sono più le mezze stagioni ...
 
- ho bisogno di ferie che venire a scaldare il banco non serve a nessuno...
 
in pratica nulla di nuovo!
postato da: taxxo alle ore 08:24 | link | commenti (6)
categorie: racconti, various
mercoledì, 10 ottobre 2007

Catturone al Bamboccione!!!

classe
perdonate ma ho SBRAGATO in lunghezza, comunque i ricordi sono ricordi!
 
"..entrai con un diploma in mariuana ed uscii con una laurea in cocaina.."
Johnny Deep alias George Jung in BLOW all'uscita dal primo periodo in carcere.
 
All'età di 12/13 anni ne avevo viste già un bel po':
 
- mi ero spappolato un braccio sul lastricato di piazza san francesco, ero tornato a casa a piedi e avevo atteso che mia nonna si mettesse pure il rossetto prima di chiamare un taxi per accompagnarmi al traumatologico (che non era tanto per la flemma della nonna che usciva sempre e solo quando iniziava ad assomigliare alla Madonna di San Luca, era per il fatto che tra una pennellata e l'altra di phard, non bastasse il dolore di una frattura scomposta, faceva anche la ramanzina) ....
 
- avevo fatto da palo mentre SALVATORE staccava i mirini delle mercedes parcheggiate nelle viuzze del centro e poi le rivendeva a quei tamarri che le attaccavano al bomber (una volta, presi da una certa smania, decidemmo di variare la "raccolta" prelevando gli stemmi di altre case automobilistiche ma, tentando di prelevare un FIAT, ci rimase in mano la maschera dell'intero radiatore di un furgone)...
 
- con ULISSE passavamo una calamita dentro le grate e le buffe di via San Felice per raccattar qualche spicciolo caduto inavvertitamente, poi ci compravamo il gelato da UGO (detta così sembra la storia di un NINO DE RUA... ed in effetti ero sempre in tuta con le toppe sulle ginocchia)
 
- andavo a casa di VALERIO praticamente tutti i giorni. Lui si divertiva ad accendere dei petardi, mettersi alla finestra di camera sua per poi gettare il petardo su una vecchia CINQUECENTO che era parcheggiata nel cortiletto interno del palazzo. La macchina sembrava da rottamare aveva il tettuccio in tela tutto bucato.
Il petardo, dopo decine di prove fallite sul selciato, finiva direttamente all'interno dell'abitacolo ed esplodendo faceva sbuffare un po' di polvere dai tagli del tettuccio! A 10/11 anni un divertimento fori del comune da passarci interi pomeriggi. Io, però, avevo sempre e solo assistito. Gaudente, per carità lo ammetto, ma non avevo mai gettato niente!
Un giorno, non so bene perchè, prendo in mano una scatola di svedesi (la camera di Valerio era così fornita di cerini, accendini, carta vetrata, lanciafiamme,... che il tabaccaio di zona si serviva direttamente da lui) e, in un attimo di invidia pirotecnica, accendo un fiammifero!
Entra la madre di Valerio: "Allora sei tu quello che ha distrutto la macchina dell'Ing. Mercalli con i petardi!!! non ti vergogni? ti sembrano giochi da fare??".
Resto basito!
Suo figlio aveva in camera una vetrinetta con centinaia di petardi di ogni dimensione, una palla di stucco da vetro per cerbottana, quindici zippo da collezione con relative bombolette di benzina per ricarica e una quantità esorbitante di zolfo sotto forma di cerini o similari (al confronto la bomba atomica di Corea ed Iran erano bazzecole) e io, figlio della portinaia con le pezze al culo (o ginocchia, che dir si voglia), colto da un minimo di emulazione, dal basso del mio zolferino annerito, mi becco del Bin Laden????
Per qualche tempo non mi feci vivo.
 
- Sempre a casa VALERIO, dopo che si era sedato quel clima teso, tornai per un pomeriggio di svago.
La novità era il fucile ad aria compressa.
Valerio aveva un super-fucile con un imprecisato numero di colpi al secondo al quale aveva accuratamente annerito il "tappo" rosso in cima alla canna che distingueva la riproduzione giocattolo da un modello bellico originale.
A me, invece, riservava una pistolina a molla che al confronto sembravo Toro Seduto con l'arco contro il Generale Swarzkoff e le sue borbe all'uranio impoverito di OPERAZIONE DESERT STORM.
Il gioco consisteva nel nascondersi dietro le tende della sala per sparare dalla finestra all'interno di alcuni appartamenti di via del Pratello.
Lui si divertiva un mondo a mitragliare contro i lampadari di quelle camerette di studenti che si spaurivano.
Io con la pistola non arrivavo neppure ad intaccare la facciata opposta.
Poi, esauriti un paio di caricatori, scattava la guerra totale globale.
Tutti contro tutti, ... eravamo poi solo io e lui!
Una volta, dopo una raffica paratami su una gamba a bruciapelo, riuscii a sgattaiolare in lavanderia e mi accucciai dietro una porta.
Passa il tempo e non mi viene a cercare nessuno ma inizio a sentire i piedi bagnati.
Cazzo è!!
Mi accorgo che avevo inavvertitamente schiacciato lo spegnimento della lavatrice che aveva scaricato dall'oblò una quantità d'acqua inimmaginabile.
Arrivò sua madre proprio in quel momento: "Sei il solito delinquente...."
Non era il mio momento..
 
E potrei parlarvi di altri mille episodi, di situazioni che mi consentirono di NON AVER PAURA DI NULLA!
Avevo superato la paura per il buio, per i dottori, per gli adulti, per la legge, per TESTA A UOVO (un pupazzino - un uovo con braccia e gambe - che mi impauriva e che scongiuravo non fosse sotto il letto prima di andare a dormire) e pure per il dolore, ma mi restavano due grucci:
 
La scuola SUPERIORE ed i CATTURONI e il SERVIZIO MILITARE.
 
Mio zio aveva dipinto sia l'uno che l'altro come un vero e proprio scoglio, una prova iniziatica per entrare nel mondo dei grandi.
Mi parlava, malignamente divertito, del GIOCO DELLA MONETINA, DEL JUKE BOX, della PUNTURA AL SENO, DELLA DISCIPLINA, del NONNISMO... e io mi impressionavo molto di più che davanti all'ESORCISTA o ad HELLRAISER soprattutto perchè, raccontandomelo, mi faceva LA STECCA con le dita ed io non ne ero capace nè ne capivo il significato.
 
Ed arrivò anche il mio momento "iniziatico".
 
Primo giorno di scuola all' ITIS O. BELLUZZI.
Fatte le classi in aula magna e finite le due ore di "lezione", ci rimandano a casa, tutti diligenti con le nostre INVICTA nuove, la SMEMO e un quadernino già fitto di appunti (che cazzo scrivevamo poi... infatti fu l'unico diario acquistato in 5 anni e da quel giorno, GIURO, non presi più un appunto!!!).
La bidella del primo piano, tale FRANCHINA, però, ci indirizza lungo una rampa e non verso le scale che: "le ho appena lavate...".
In realtà, sbucati fuori dal fabbricato, ci attendevano, di qua e di la dal muricciolo della rampa, un nutrito gruppo di ANZIANI della scuola.
E noi eravamo obbligati a passarci in mezzo.
Volarono un sacco di schiaffi!!
Bell'inizio...
 
Dopo qualche settimana passata in caghina cercando di rendersi più invisibili dell'uomo invisibile, studiando i percorsi meno frequentati per arrivare a prendere la corriera per casa, pregando perchè quel baffo da topo si infoltisse donando un paio di anni in più ad un aspetto troppo acerbo, ormai ero abbastanza sgamato da girare, quantomeno, col naso all'aria quando non incrociavo nessuno.
Ma, mentre percorriamo una stradina secondaria per arrivare alla fermata dell'autobus, terra franca come le chiese per gli hightlander, sbucano dal nulla tre energumeni della 4 F di meccanica.
Tra me e i miei due amici LUME e SKOLA cala il silenzio..
E finisci involontariamente in uno di quei momenti nei quali rimpiangi di non ricordare bene le mosse di OKUTO per far esplodere gli avversari toccandoli nei punti di pressione.
Dopo qualche spintone, qualche insulto verbale, uno dei tre Giganti sbatacchia lo zaino del LUME, lo spinge verso la parete di un palazzo, sfila una moneta da cento lire dalla tasca dei pantaloni ed incita il caro amico a fermarla con la fronte: il terribile GIOCO DELLA MONETINA.
Tre contro uno con io e SKOLA che preferiamo soprassedere e lasciare l'amico al suo ingrato destino di MARTELLO UMANO.
Forse due craniate al muro, prima di riuscire a divincolarsi, il povero LUME riuscì anche a darle, ma la monetina, quella no, non riuscì a fermarla.
 
E il fallimento valse una persecuzione che durò per mesi e che consisteva nel JUKE BOX ad ogni ricreazione.
Ma per quello si offriva volontario lo SKOLA che, su una sediolina messa nel corridoio, canticchiava motivetti a richiesta (anche delle bidelle) tra i presenti che divoravano la loro pizzetta del bar e se la ridevano divertiti.
 
E gli episodi furono milioni: risse di classe tra LONGARESI e CALDERARESI (e noi di Zola che gli cantavamo "Avete solo la nebbia!!!"), fumogeni accesi in aula durante l'ora di lezione da classi rivali, minacce a viso coperto per avere i posti dietro in pullman nelle gite, .... una scuola di vita più che di istruzione culturale.
 
Il militare, invece, non lo feci "optando" per un più modesto servizio civile (per il quale non avevo neppure presentato domanda).
Quindi niente NONNISMO nè PUNTURA AL SENO.
Ricordo solo la visita di leva, i panini merdosi dello spaccio e 200 ragazzini a calare le mutande al dottorino di turno che spesso manco guardava ma che a campione infilava un guanto e faceva chinare l'inconsapevole vittima.
 
Anche li mi andò bene, si vede che avevo già fatto il pieno di sfiga nella mia prima adolescenza.
postato da: taxxo alle ore 09:18 | link | commenti (23)
categorie: racconti, personaggi, various, druidi, itis
mercoledì, 03 ottobre 2007

Tutto è relativo

albert-einstein

Ormai ne abuso talmente tanto che all'attento lettore sarà già venuto a noia ma, nel mitico video di SUPERCAFONE del PIOTTA, l'attore Valerio Mastrandrea enunciava i suoi tre capisaldi:
 
sull'indice, al numero uno, la femmena
sul medio il danaro
e sul pollice, ciucciato di gusto, la MORTAZZA
 
Ed è proprio da questo salume che vorrei partire inerpicandomi nella mia rivisitazione della teoria Einstiana.
 
Sabato 6 e domenica 7 Ottobre ci sarà il FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA MORTADELLA presso il comune di Zola Predosa.
L'ennesima stronzata per entrare in un qualche circuito tipo "la strada dei sapori", "città del vino" o gemellaggi vari e per consentire a NASUTO e alla sua proloco di farsi un giretto all'estero a gratis e a SPILLO, di riflesso, di farsi qualche straniera in uno "scambio culturale".
Fatto sta che, essendo residenti sul territorio le due maggiori aziende di questo prodotto (Alcisa e Felsineo), si vuole esportare il nome del comune a livello internazionale.
Saranno due giornate intensissime di assaggi, bevute e visite guidate agli stabilimenti (che suona tanto di scuola elementare quando ci portarono da PIRON AL FURNER di via Nosadella per vedere come si faceva il pane!).
Per me la solita scusa per rompere i coglioni e chiudere le strade.
 
La mia personale idea (e qui parte la teoria della relatività) è che tra tutti i "volti di SPIDER PORK", la versione MORTADELLA è quella che meno mi piace!
Anzi, la mortadella lo reputo un salume da vecchio.
Sarà per la passione smisurata che ne ha mio padre (che cita continuamente quel panino alla mortadella che mangiò da ragazzo poi fu ricoverato per l'appendicite), sarà per quanto è unta con i suoi blocchi di lardo, sarà per la decadenza degli stabilimenti davanti ai quali passo due volte al giorno, .... fatto sta che io la MORTAZZA non la metterei mai tra i miei capisaldi.
 
Qualcuno potrebbe obiettare che sono gusti.
Ed è vero, quindi approfondisco la teoria con altri esempi.
 
Ieri decido di mettermi le cuffiette all'orecchio mentre sto cazzeggiando in casa.
Ad un certo punto sento muovere ai piani bassi e mi fiondo in bagno.
E, con le brache calate sotto il ginocchio, le cuffiette all'orecchio e una vena che pulsa in fronte per la pressione esercitata e la concentrazione, mi parte una fastosa e liberatoria selva di peti.
Nel frattempo, attraverso le cuffie, il cantante degli OTTO OHM sta decantando i suoi versi in modo impeccabile.
E scatta la pensata: ma quel cantante, rinchiuso per mesi in studio a preparare il suo album tra le cazziate del produttore, i problemi di montaggio, la corista che si mette in maternità, il fonico con la febbre, ..... si sarebbe immaginato che tutto il suo sforzo per preparare un prodotto perfetto non l'avrebbe reso, in realtà, che la colonna sonora ad una birrosa cagata???
La precisione, la ricerca del suono perfetto, la ricerca dell'effetto gradevole, ... son solo suoi problemi, problemi del suo punto di vista.
Per quanto mi riguarda ho gradito e mi ha sorpreso solamente il sincronismo raggiunto tra i miei "sfoghi" e l'alternarsi di cassa e charleston della canzone.
Anche perchè per "contornare quel lavoro" sarebbe bastato un bootleg registrato col telefonino del sassofonista di via indipendenza.
Tutto è relativo al punto di riferimento dell'osservatore.
 
Un altro esempio potrebbe essere la visione del telegiornale.
Da una parte c'è il cronista incravattato che magari si è fatto due ore di trucco, ha fatto corsi di dizione, ha seguito un corso sul linguaggio del corpo e sa che non è carino passarsi il tappo della bic a pulire l'orecchio per poi metterselo in bocca e sentire un gusto amarognolo soprattutto in diretta, ...
Dall'altra parte, invece, c'è la famigliola in una sorta della Casa delle Libertà dove il padre beve il brodo con il risucchio, la moglie è seduta davanti ad un cetriolo affettato che le servirà da maschera di bellezza dopo che avrà tolto la testa dal casco e si sarà sfilata i bigodini, il figlio prende la carne dal suo piatto e la passa sotto il tavolo al cane che attende con la bava alla bocca e che, tra un boccone e l'altro, non disdegna leccarsi le palle o la manina del bimbo.
Credete che alla famigliola freghi più di sapere di che marca è quella bicicletta di Garlasco o di come è stato chiamato il nuovo maialino di George Cloney oppure di come è vestito e quale prestanza e presenza ha il cronista (probabilmente a famigliole del genere frega poco di tutto fuorchè che ci sia qualcosa nel piatto)?
E pensate che il cronista avrebbe concentrato tutti i suoi sforzi verso un'impeccabile prestazione se avesse saputo che sarebbe stata indirizzata anche a chi la tratta a quel modo?
Vale anche per chi scrive nei giornali poi la gente li compra per incartarci le uova!
Tutto è relativo al punto di riferimento dell'osservatore.
 
Devi telefonare alla DITTA LEADER per fissare quel colloquio.
Ti trema la voce e vivi mille affanni nel comporre i numeri.
Ti sei fatto tutto un discorso in testa e te lo ripassi in loop da ore.
Dopo 5 squilli parte una musichetta del cazzo con una vocetta robotica che ti dice, in tre lingue differenti, che le linee sono intasate e che verrai ricevuto il prima possibile.
Dopo 10 minuti di attesa rispondono: Salve, sono Torquato... come posso aiutarla?
 
E tu sciorini tutto d'un fiato il tuo discorsetto e non ti fermi finchè non l'hai finito e senza neppure avere coscienza di quello che hai effettivamente detto.
Dall'altra parte del cavo tacciono.
Tacciono perchè come minino stiamo parlando di un addetto in una stanzetta con scrivania e quattro scatoloni, la solita cuffietta con auricolari e microfonino per avere le mani libere e sfogliare l'ultimo PENTHOUSE o googolare con una mano sul mouse e i piedi sulla scrivania o magari fare le pulizie ai locali, simulare le voci di altri ipotetici ed inesistenti Direttori, segretarie o responsabili che ti vengono palleggiati da un presunto centralino sempre composto dal medesimo Torquato.
Ma tu credi di parlare con una DITTA LEADER...
E Torquato spera di incularne un altro...
Tutto è relativo al punto di riferimento dell'osservatore.
 
Una teoria piuttosto bislacca... del resto ci sto ancora lavorando!
postato da: taxxo alle ore 12:27 | link | commenti (10)
categorie: racconti, various