
Non so perchè, ma resto affascinato da tutto ciò che sembra incomprensibile, sottilmente colto, forse inaccessibile...
Con questo non voglio dire che sono l'intelligentone di turno che si sollazza con giochetti matematici, enigmi tipo rebus, sciarade, cubo di Rubik o affini.
A me basta Lynch!
Ho già scritto a più riprese che è inutile cercar di spiegare il cinema di questo regista.
Mi fanno impazzire quelli che parlano e dibattono sicuri trovando mille risposte alle miriadi di domande che nascono guardando i suoi film.
Questa mia teoria, quella dell' "inutilità delle domande perchè tanto NON ci sono risposte", ha trovato ampia conferma in un'intervista rilasciata dal regista e riportata dal Venerdì di Repubblica:
"Spiegare il mio cinema? se non ha senso la vita, perchè dovrebbe averne la mia opera?"
Con questa "ammissione di reato" possiamo frenare ogni velleità di ricerca della razionalità nei suoi film.
Non per questo ritengo, comunque, che sia un discreto regista per stile (ambientazioni sempre angoscianti) e creatività.
Il suo lavoro che preferisco è "Una storia vera" (che sta a Lynch come Jackie Brown sta a Tarantino), commovente racconto fuori dai canoni.
Ma ho apprezzato anche Mulholland drive, The Elephant man e Cuore selvaggio.
Ieri sono andato a vedere INLAND EMPIRE, la sua "ultima fatica".
Mi faccio accompagnare dall'Argonauta, cinefilo onnivoro, da sempre appassionato al cinema di Lynch.
L'Argo non avrà la finezza intellettuale e culturale che richiedono certe visioni (è lo stesso che ha consultato internet per "comprendere" il semplicissimo finale di The Prestige... cosa ci volete fare, in provincia "scarpa grossa e cervello fino"), ma non l'ho mai visto addormentarsi in sala.
Ed INLAND, in questo senso, ha messo a dura prova tutti i presenti.
L'avventura è Lynchiana dal primo momento.
Mi parcheggio in zona Giardini Margherita, in area SOLO RESIDENTI, perchè sono in ritardo come al solito.
Chiedo lumi ad un residente che sta prendendo il sole in terrazza (a febbraio!) che mi rassicura:
"stia tranquillo, alla domenica, in trent'anni, non ho mai visto fare le multe!"
Vabbè, mi fido e corro in sala..
All'ingresso c'è addirittura la fila: clientela abbastanza eterogenea anche se la presenza "anziana" è abbastanza significativa.
Ci posizioniamo in fondo alla sala dietro ad un folto gruppo di signore che ci offuscano la visuale con il lavoro del loro parrucchiere: una decina di chiome permanentate (alcune un po' schiacciate ai lati, tradendo il "riposino pomeridiano") dai colori più sgargianti, compresi tra il mogano e il celeste "fata turchina".
A fianco un vecchietto catarroso e con seri problemi di prostata (andrà in bagno almeno tre volte, prima di uscire definitivamente mezz'ora in anticipo sui titoli di coda).
Dietro, due ragazzi che ridacchieranno per buona parte del film.
Entra anche Lucio Dalla, piccolo "vantaggio" di noi bolognesi, con due giovinastri.
"Forse sono i suoi figli!" mi dice l'Argonauta riferito agli accompagnatori del Dalla.
"Si, si, torna pure a dormire, ma non ti affannare a spiegare l'impossibile, il film deve ancora iniziare!" gli rispondo mettendogli una pezzuola inumidita sulla fronte.
Poi parte la proiezione: tre ore di delirio puro!
Scene recitate in polacco e sottotitolate, un film nel film di cui si perdono i confini, personaggi incomprensibili (la vecchia strega in apertura, le prostitute, il "confessore"), balletti da musical, una sit-com con attori dalle fattezze di conigli giganti.... mi aspettavo, da un momento all'altro, un intervento di Lucio Dalla che si mette a canticchiare il suo SCIUBIDUBIDA stile "lunedì film"!
Nel frattempo la sala si desertifica con le prime defezioni, alcuni attardamenti al bagno, fughe per la sigaretta.
Buona parte della fila davanti a noi dorme paciosamente.
Il vecchio catarroso se ne va: forse è l'ora dell'antibiotico e non può sgarrare!
A venti minuti dal finale, davanti ad una scena con una cinese, un'aborigena australiana (o qualcosa del genere) ed un barbone di colore che parlano di "vagine bucate e dubbi esistenziali", con un'impennata di orgoglio, una delle anziane signore da la "zampata della leonessa ferita":
la protagonista, ferita a morte da un colpo di cacciavite al ventre, rigurgita un quantitativo industriale di sangue sul marciapiede. Le si avvicina all'orecchio l'aborigena e le dice placida: "stai tranquilla, stai morendo".
Al che, l'anziana signora in sala, sbotta in una sonora risata irridendo l'anomala e cinica battuta del film come a sottolineare: "ci mancava solo questa!"..
Anche sui titoli di coda Lynch non si smentisce: appare una ragazza senza una gamba e con il trucco pesante e sbavato che, in primo piano, dice: "BELLISSIMO!"....
Lasciamo la sala increduli.
Passiamo i "raggi X" del pubblico che attende di entrare per il prossimo spettacolo (che ti scrutano chiedendoti "li ho spesi bene i miei soldi o, finche sono in tempo è meglio farsi rimborsare?") e riflettiamo sulla visione.
Un senso lo si potrebbe anche dare, ma non ti viene nell'immediato e vorrei tenermelo per me: oltre a non aver senso darlo (il senso, appunto), sarebbe un'inutile esercizio didattico. Ognuno pensi ciò che vuole.
Fatto sta che la multa (36 euro per divieto di sosta) me la sono beccata tutta!
E con me almeno altre 20 auto.. fortuna che negli ultimi trent'anni non si erano visti viglili in giro!