Sono IPOCONDRIACO.
"Pure questa? chiuditi in casa e butta la chiave!!"
diranno i miei detrattori.
Eppure, per una lunga serie di questioni che non mi soffermo ad elencare, ogni volta che mi viene un raffreddore o un leggero dolorino penso subito a quanti giorni mancano al funerale, a chi lasciare la collezione di giornali non letti e a chi passare l'incombenza di rispondere alle mail delle fans.
Non sono di certo al livello dell'Argonauta, che chiede a me (sottolineo perito elettrotecnico con l'unica nota a favore di esser proprietario di una vecchia enciclopedia medica Curcio) e per via telematica, una diagnosi su alcune protuberanze purulente che gli sbucano in giro per l'osso sacro e che va dal medico più lui di mia nonna ultra-ottantenne.
Nel mio piccolo, però, mi difendo.
Odio i medici e tutto ciò che riguarda la medicina, la salute (ad iniziare dall'omonimo inserto di Repubblica) e i luoghi dove vengono professati.
Sono uno di quelli che se gli elencano i sintomi di una malattia, lui se li sente tutti!
Tanti anni fa, alla fine di Agosto, quando ancora l'ufficio pullulava di dipendenti, rimasi per disgrazia da solo con il CAPO per oltre una settimana.
Triste preludio di quello che sarebbe stato "per sempre", come solo con i diamanti!
Dopo tre giorni di consegne e fiato sul collo, rientrato a casa per il pranzo, mi sentii svenire.
Tengo a sottolineare che non era un periodo semplice della mia vita: a casa era un disastro, il lavoro uno stress continuo e la morosa una rompicoglioni capricciosa!
Per di più avevo passato una settimana delle mie ferie ad imbiancare casa (in realtà in una settimana dipinsi solo il salotto sprecando un quantitativo industriale di tempera. Quest'anno è venuto l'omarello che, in due giorni appena, ha fatto tutto - ad ognuno il suo mestiere e le mie sono spalle rubate all'agricoltura), e avevo passato il fine settimana in bici sulle strade del "Giro di Zola" (vi racconterò anche questo delirio da esauriti).
Ero abbastanza affaticato.
Mi chiamarono l'ambulanza dopo che il vicino impiccione mi era venuto a provare la pressione (ex muratore, espertissimo nel farsi i cazzi degli altri). Tutto però era regolare.
Io comunque mi sentivo delle vampate di calore al collo e perdevo l'equilibrio.
Giretto in ambulanza con il paramedico che avrà avuto la mia età e mi sembrava più stressato di me.
Mi scaricano nel grande ospedale e mi mettono in carrozzina.
Inizio a fare la faccia sofferente, mi vergognavo a star li a rubare il posto a chi era malato per davvero e almeno mi impegnavo nella mimica!
Arriva un'infermiera che mi fa delle domande per compilare la scheda di ingresso. Mi affibiano il codice più basso: saranno ore ed ore di attesa.
Uno passa e mi dice di scendere dalla carrozzina perchè non sono per i parenti e si incazza aggiungendo una disquisizione sulla maleducazione dei giovani.
Fortunatamente un collega che ha seguito la cosa lo ferma e gli dice che sono un paziente.
Mi guardano con aria complice e il primo si scusa.
Ho fatto la figura dell'imboscato simulatore..
Dopo tre ore, un esame del sangue e una lastra ai polmoni mi chiamano dal medico.
Mi spoglia, mi mette sul lettino e inizia a palpare.
".. ammazza che milza che ha! lo sa che esce quattro centimetri dalle costole? cosa aspetta a farla vedere?"
mi dice il medico con la sensibilità di un elefante in cristalleria..
"a parte il fatto che la mia milza se n'è sempre stata buonina lì, 1° cosa ne so quanto deve esser grande? 2° cosa faccio? mi invento i mali per far parlare i coglioni come lei?".. le parole che non ho detto. In realtà sono così in panico che avrei acconsentito a farmi controllare le tonsille con una rettoscopia!
"vediamo l'esame del sangue.."
mentre mi rivesto il medico scorre i valori e lo osservo attentissimo per notare eventuali perplessità nel suo volto.
"Per caso ha subito un trauma? ha uno strano valore del CPK che è tre volte sopra il normale..."
"forse è per questo.." e gli allungo il pollice con l'unghia nera della mano sinistra che un coglione mi aveva chiuso nella portiera qualche giorno prima.
"ma si figuri se è per quello.. stiamo parlando di un grave affaticamento fisico!"
In pratica mi suggerisce un ricovero per maggiori accertamenti, una TAC e molto riposo.
L'unico posto disponibile, però, è nel reparto di geriatria di un altro ospedale della città.
Ennesimo giretto in ambulanza (questa volta a far da assistente agli infermieri - ero l'unico che non perdeva sangue) e mi infilano in camera con un Marocchino e due vecchietti con problemi cardiaci.
Anche qui mi chiedono se sono un parente che accompagna suo nonno..
Negli ospedali nostrani non c'è George Clooney, le infermiere con le autoreggenti, il medico che ti rassicura con la voce calda e pacata, il primario che azzecca le diagnosi con una procedura alla Colombo, le stanze con l'aggeggino che fa bip-bip finchè sei vivo e il defibrillatore carico a fianco del letto.
Intanto è già molto che ci sia un letto in una stanza (spesso finisci in corsia), che non ci siano le Nutrie che scorazzano per il reparto come se fossero gattini, che nei bagni ci sia l'acqua e che le mele cotte della mensa non siano troppo cotte.
Mi faccio tre giorni di prelievi del sangue, elettro-cardiogrammi, elettro-encefalogrammi, TAC, esami delle urine e urino-colture.
Un giorno si presenta un'infermierina di primo pelo con un contenitorino trasparente.
"Questo è per l'Urino-coltura" mi dice "..sa come funziona?"
Effettivamente ignoro cosa sia quella roba. Faccio la faccia sorpresa e un po' preoccupata!
Non mi dovrà mica infilare quell'affare da qualche parte?
Che ne so io...
"In pratica deve fare la pipì qui dentro, ma prima deve lavarsi le mani e il prepuzio.. mi raccomando!"
"cosa devo lavare?" chiedo furbescamente.
"Le mani..." mi dice arrossendo e sorpresa.
".. ok, ma aveva detto anche il propuzio, prapuzio.. cosa devo lavare?" insisto facendo il deficente..
"Il pistolino.." ormai è bordeaux in faccia, mi allunga il barattolino e se ne va.
sono diabbolico!
Non mi trovano niente di niente.
Il valore strambo di quell'enzima del sangue rientra nei valori e mi passa tutto.
Dopo due settimane mi richiamano: il primario Bossi vuole parlarmi.
Ecco!
Mi tornano tutti i mali del mondo.
Cosa vuole quello?
Quanto mi resta?
Cos'è che mi hanno nascosto?
Il Primario Bossi non è esattamente come l'omonimo sessuologo della televisione (quello di "Attenti al Lupo" - quello che, nel suo bulbo candido e cotonato, se un telespettatore gli diceva: "mi eccito solo all'obitorio. secondo lei è normale?", lui rispondeva SEMPRE "non ti preoccupare, è normalissimo, fa parte del nostro sviluppo sessuale..").
Questo è un soggetto molto serioso che ti scruta con fare accusatorio e ti guarda di sottecchi da sopra gli occhiali poggiati alla punta del naso.
Mi inizia a parlare di doping, di integratori alimentari da uguagliare ad EPO e droga, di simulazione psicosomatica (!??!), di questi giovani che vogliono raggiungere i loro obiettivi a tutti i costi prescindendo anche dalla salute.
In pratica mi da del drogato di vitamine (che MAI ho preso), del simulatore e, in più, non capisco neppure il perchè della convocazione.
Uscendo incrocio una dottoressa che mi ferma.
Mi rassicura che tutto quello che ho sentito dal dott. Bossi è in realtà il delirio di un pazzo.
Fa così con tutti.
"lei è solo stanco.. si riposi e vedrà che non avrà più nulla" conclude con mio gran piacere..
Da allora non credo più a nulla.
La colpa è sempre del tempo e dello stress..